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Economia

Omicron mette in crisi anche le prostitute ticinesi: indebitate e in cerca di aiuti

Secondo alcuni operatori del no-profit d'oltre confine numerose professioniste del sesso sono dovute tornare in patria

Meno pericolosa ma molto più contagiosa: la variante Omicron continua a rappresentare un flagello anche per le cosiddette operatrici del sesso che lavorano in Ticino. Anzi, con l'ultima ondata le cose si sono messe molto male per molte di loro, più che per le ondate precedenti quando grazie ai sostegni economici federali anche questa categoria era riuscita a fronteggiare la crisi del primo e secondo lockdown. Questa volta non è andata così e molte di loro sono dovute tornare in patria perché restare in Svizzera avrebbe significato indebitarsi eccessivamente con il rischio di finire nelle mani di intermediari senza scrupoli e sfruttatori. 

La situazione è ben spiegata dagli operatori del settore no-profit intervistati da Ticinonline (tio.ch) nell'articolo pubblicato nella giornata del 7 febbraio 2022. Viene spiegato come a causa del taglio di alcuni sostegni economici diverse libere professioniste del mondo a luci rosse si siano dovute rivolgere ad associazioni ed enti specializzati nell'aiutare persone in difficoltà economica, come Sos Debiti o Antenna MayDay. Proprio queste realtà hanno aiutato diverse ragazze a tornare in patria mentre altre sono state indirizzate a corsi di formazione per riqualificarsi dal punto di vista professionale. Del resto i clienti - compreso quelli italiani che rappresentavano una grossa fetta del mercato della prostituzione in Tiino - sono diminuiti molti, a causa della paura della situazione sanitaria e delle limitazioni negli spostamenti (tamponi, green pass, quarantene, ecc.).
 

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