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Licenziamenti Sisme, tensioni e amarezza all'assemblea dei lavoratori

Giornata difficile anche quella di ieri. All'indomani dell'invio di circa 200 lettere di licenziamento i lavoratori della Sisme di Olgiate Comasco si sono riuniti nella mensa dell'azienda dove, in assemblea, hanno convocato anche una conferenza...

Giornata difficile anche quella di ieri. All'indomani dell'invio di circa 200 lettere di licenziamento i lavoratori della Sisme di Olgiate Comasco si sono riuniti nella mensa dell'azienda dove, in assemblea, hanno convocato anche una conferenza stampa per esprimere le proprie considerazioni sulla drammatica vicenda che sta coinvolgendo centinaia di famiglie che grazie al lavoro in Sisme riuscivano, fino a pochi giorni fa, a vivere dignitosamente. Alla conferenza stampa, aperta da Alberto Zappa (Cisl), sono stati invitati anche i sindaci e gli amministratori dei paesi vicini. Oltre al sindaco di Olgiate, Maria Rita Livio, erano presenti anche il sindaco di Gironico, il vicesindaco di Faloppio e il vicesindaco di Malnate, oltre ad altri amministratori di altri Comuni.

Momento di tensione durante l'assemblea quando è cominciata a girare la voce nella sala mensa che l'azienda avrebbe chiesto di fare allontanare i giornalisti presenti, i fotografi, i cameraman e le altre persone considerate "estranee" all'azienda. Mentre parlava il sindaco di Olgiate ne è nato un diverbio tra i lavoratori che partecipavano alla conferenza e un dipendente incaricato di allontanare i giornalisti. La conferenza è stata interrotta e i lavoratori hanno deciso di uscire tutti insieme e ricomporsi sul parcheggio antistante l'azienda. "Ecco - ha commentato Zappa - questo rappresenta il modo in cui l'azienda si comporta con i lavoratori, centinaia lasciati in mezzo la strada. Questo è il marchio di responsabilità dell'azienda".

Circa duecento dipendenti - non solo coloro che hanno ricevuto la lettera di licenziamento, ma anche chi non è stato licenziato ma ha voluto solidarizzare con i colleghi - si sono riuniti (è in corso, infatti, l'assemblea permanente) per confortarsi a vicenda, per ascoltare gli amministratori comunali e per comunicare con la stampa, in modo che possa essere sensibilizzata l'opinione pubblica. La parola che ricorreva più spesso ieri mattina all'interno della sala mensa di Sisme è "dignità". E' quanto chiedono i lavoratori, è quanto rivendicano ed è quanto non intendono lasciarsi strappare via dai volti. Ma è difficile quando si resta senza lavoro e la propria famiglia non ha più un reddito su cui contare. Eclatante il caso Vito Ferrara e Lucia Vincenti, sposati, entrambi lavoratori Sisme da circa 20 anni ma entrambi licenziati. Persino la figlia di 20 anni che aveva trovato un lavoro part-time in uno studio commercialista è stata licenziata. "Siamo disarmati - commenta Vito Ferrara - ci troviamo in un enorme disagio, abbiamo anche un mutuo da pagare ma sappiamo che dopo una certa età è impossibile trovare lavoro. Non capisco come l'azienda abbia potuto licenziare marito e moglie lasciando un'intera famiglia senza lavoro. Noi abbiamo anche un figlio di 12 anni".

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