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Sabato, 20 Aprile 2024
Economia

Lavoro in Lombardia, sale il numero degli occupati (maschi): si allarga il divario di genere

L'incremento per gli uomini su base annua è di +3,4%, per le donne la metà

Buone notizie per Regione Lombardia: il numero degli occupati nel secondo trimestre di quest’anno tocca il livello di 4 milioni e 439 mila unità, con una crescita di ben 115mila posizioni su base annua. È questa la principale evidenza del rapporto di Unioncamere Lombardia realizzato sulla base delle stime e dati Istat e Inps relativi al secondo trimestre di quest’anno. Prosegue quindi la fase positiva del mercato del lavoro regionale avviata nel secondo trimestre 2021, anche se con un lieve rallentamento rispetto all’incremento già registrato nei primi tre mesi dell’anno. Il recupero dei livelli pre-Covid appare quindi quasi completato: mancano solo 30mila occupati per tornare ai valori del 2019. Ma c'è un ma. Le donne restano svantaggiate e si conferma la fase di maggior incremento della componente maschile della forza lavoro (+3,4% gli occupati su base annua), trainata dall’espansione dei settori dell’industria (+6,5%) e delle costruzioni (+5,6%). Più lenta invece la crescita dell’occupazione femminile (+1,7%), anche per via del primo calo - dopo un anno di segni positivi - registrato dal comparto dei servizi diversi dal commercio (-0,5%). Si allarga quindi il divario di genere nella popolazione lavorativa. Il mercato del lavoro nella nostra Regione gode di buona salute, come confermano anche  l’assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia, Guido Guidesi e Gian Domenico Auricchio, Presidente di Unioncamere Lombardia. Resta ancora da vedere però quale sarà l’impatto dei costi di produzione ed energia sulle prossime rilevazioni trimestrali visto il calo che i dati più recenti sembrano già indicare a livello nazionale. Il divario di genere dell'occupazione tra uomini e donne resta comunque un dato che deve far riflettere. 

Disoccupazione a livelli pre-crisi

In diminuzione la disoccupazione, con il tasso che scende al 5% e si riporta in linea con i livelli pre-crisi. La crescita degli occupati spinge al rialzo il tasso di attività (71,9%), che misura la partecipazione della popolazione al mercato del lavoro, in crescita di 1,2 punti su base annua e ormai prossimo anch’esso ai valori del 2019.

Anche se i dati di flusso confermano il proseguimento della fase positiva, si registra un rallentamento rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Il saldo positivo tra assunzioni e cessazioni è di +53mila contratti e su base annua la crescita è pari a +137mila posizioni lavorative (il valore del primo trimestre era +154mila). Si rafforza il contributo positivo della componente a tempo indeterminato (+51mila posizioni) grazie alla crescita delle trasformazioni con la loro stabilizzazione.

 La cassa integrazione conferma il forte calo su base annua pur restando ancora superiore ai valori pre-Covid: diminuiscono dell’87% le ore autorizzate. Scendono tutte le componenti della CIG tranne quella straordinaria, che torna in crescita del +34,5%.

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