Holcim di Merone, oggi protesta e mercoledì sciopero

I lavoratori di Holcim Italia sono decisi a dare battaglia per chiedere all'azienda di rivedere la decisione che ha portato i vertici ad annunciare 180 esuberi, di cui circa un centinaio solo nella sede della cementeria di Merone. Questa mattina i...

I lavoratori di Holcim Italia sono decisi a dare battaglia per chiedere all'azienda di rivedere la decisione che ha portato i vertici ad annunciare 180 esuberi, di cui circa un centinaio solo nella sede della cementeria di Merone. Questa mattina i dipendenti si sono riuniti in assemblea per confrontarsi con i sindacalisti e i rappresentanti delle Rsu. Il fumo che si alzava dalla ciminiera, questa mattina, ha dimostrato che l'azienda non intende fermarsi e grazie ai minimi turni garantiti in occasione dell'assemblea, la ditta ha continuato a lavorare. Ma potrebbe non essere così mercoledì prossimo. Infatti, i lavoratori hanno deciso di scioperare mercoledì in modo compatto e (si augurano) unitario e totale.

Fino a mercoledì sarà, comunque, presente un presidio permanente davanti ai cancelli della Holcim di Merone che è solo una delle sedi che verrà colpita pesantemente dagli esuberi. Questa mattina fuori dall'azienda c'era anche il sindaco di Merone, Pietro Brindisi, che ha commentato con grande disappunto l'annuncio dei vertici dell'azienda: "E' stato un fulmine a ciel sereno. Credevo che l'amministrazione comunale avesse dei buoni rapporti con l'azienda, invece abbiamo dovuto apprendere questa notizia dai giornali". Anche la parlamentare del PD, Chiara Braga, questa mattina è voluta essere presente al presidio di protesta per ascoltare le voci dei lavoratori.

Il clima tra i dipendenti è teso e di grande preoccupazione. Sono state da loro additate alcune decisioni della dirigenza aziendale quali cause di una sbagliata politica aziendale. Alessandro Tarpini, segretario provinciale Cgil Como, considera "questa scelta disastrosa sia per l'azienda Holcim sia per il territorio già massacrato in questi ultimi quattro anni per colpa della crisi. Non possiamo permetterci di vedere cessata l'attività di questa azienda, non solo per i tanti dipendenti a cui dà lavoro, ma anche per quei circa 250 lavoratori occupati grazie all'indotto generato dall'azienda sul territorio". La richiesta, quindi, come spiegato anche da Riccardo Cutaia di Feneal Uil, è di "rivedere il piano industriale perché questo non è un vero piano industriale. L'azienda ci ha semplicemente presentato il conto degli esuberi decisi per risparmiare rispetto alle perdite del mercato".

"Una doccia fredda" è il coro unanime dei dipendenti che si sono visti dall'oggi al domani con il posto di lavoro a rischio. La Holcim, del resto, dà lavoro a molte famiglie. In qualche caso impiegati nell'azienda si trovano marito e moglie. Una tegola caduta tra capo e collo: "Lo abbiamo saputo dai giornali e con il passaparola perché venerdì pomeriggio dopo la riunione con la direzione c'erano poche persone in azienda".

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