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Se Como diventa zona "gialla" riaprono 3mila ristoranti: "Ma sarà un Natale di crisi"

L'allarme delle associazioni di settore: una boccata di ossigeno comunque insufficiente

Il crocevia, anche per le province di Como e Lecco, sarà la data dell’11 dicembre, quella del probabile ritorno in “zona gialla” del comprensorio lariano oltrechè dell’intera regione. Potrebbero così riaprire i anche gli oltre 4400 esercizi di ristorazione delle due province lariane (circa 3mila a Como e 1.400 a Lecco) dopo oltre un mese di chiusura. Una boccata d’aria comunque insufficiente a coprire le perdite, ingentissime, che si stimano per causa di una stagione turistica invernale azzoppata sul nascere dai divieti imposti, che mette in crisi l’intera economia di laghi e valli.

Gli effetti della chiusura delle attività di ristorazione – spiegano da Coldiretti Como Lecco – si sono infatti propagati a cascata sull’intera filiera agroalimentare, con disdette di ordini per le forniture di molti prodotti che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco.

A pesare sono state anche le limitazioni a carico delle aziende agrituristiche con attività di ristorazione, che si trovano in grande difficoltà quest’anno per le misure di contenimento già adottate e il crollo del turismo: non ultima, la decisione del coprifuoco di fine anno dalle 22 alle 7 del mattino seguente, che di fatto impedisce ogni forma di socialità a tavola ostacolata peraltro durante tutte le feste dall’obbligo di chiusura alle 18 per tutte le attività di ristorazione, anche nelle regioni gialle.

“La decisione di blindare gli italiani nel proprio comune nei giorni di Natale, Santo Stefano e Capodanno – osserva il presidente dell’associazione agrituristica Terranostra Como Lecco Emanuele Bonfiglio - mette ko le nostre strutture, che vivono gli stessi problemi del comparto ricettivo turistico lariano: un duro colpo ulteriore per l’economia del lago di Como, ma anche per l’economia rurale dei piccoli comuni. Ed è anche vero paradosso, se si considera che gli agriturismi sono spesso situati in zone isolate in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto: si tratta infatti di luoghi sicuri perché è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche”. 

“Dalla tenuta del tessuto economico e sociale delle aree interne dipende molto delle possibilità di ripresa della nostra economia” rimarca il presidente di Coldiretti Como Lecco Fortunato Trezzi. “Ben il 92% delle produzioni tipiche nazionali nasce nei piccoli borghi e il nostro comprensorio, dalla Val d’Intelvi, alla Val Menaggio, alla Valsassina, all’Alto Lago, ma anche l’alta pianura brianzola,  ne sono un esempio: la nostra economia rischia di essere duramente colpiti dallo stop agli spostamenti e al turismo in montagna. Le limitazioni alle attività di impresa devono dunque prevedere un adeguato e immediato sostegno economico lungo tutta la filiera per salvare l’economia e l’occupazione in un settore chiave per la bilancia economica delle nostre province, oltrechè fortemente identitario e rappresentativo di una memoria agricola che si fa economia e cultura”.

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