Como, il malcontento della gente fuori dai supermercati: "I prezzi sono aumentati a dismisura"

Confagricoltura: "La forbice incide pesantemente sulle tasche degli italiani e sul settore primario"

Aumentano i prezzi dei prodotti alimentari al consumatore, ma diminuiscono quelli pagati agli agricoltori: la forbice incide pesantemente sulle tasche degli italiani e sul settore primario". È la denuncia del presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, che analizza i dati diffusi dall'Istat.

E anche senza dover leggere i dati Istat, gli abitanti di Como e provincia che il carrello della spesa sia più caro, se ne sono accorti lo stesso. Fuori dai supermercati, di varie grosse catene, il malcontento è evidente. È bastato chiedere, a chi usciva con il carrello pieno cosa ne pensasse dei prezzi. 

«Io non mi capacito- dice Gabriella, 65 anni di Lurago d'Erba- quando prima spendevo 80/90 euro adesso sono minimo 120 e di base compero sempre le stesse cose. Possono certamente esserci degli acquisti saltuari e che incidono di più, ma io, anche se non mi dicevi di questi dati Istat lo avevo ben capito che i prezzi erano aumentati!»

Andiamo a vedere perchè.

I dati mostrano come negli ultimi mesi i prezzi nelle campagne siano stati sempre più compressi, mentre le filiere alimentari hanno aumentato quelli al consumatore rispetto allo scorso anno, con un incremento continuo delle quotazioni che è rallentato soltanto negli ultimi due mesi, mantenendo comunque lo stesso andamento. Il costo del carrello della spesa è aumentato del 2,8% a maggio 2020 in confronto allo stesso mese del 2019, e del 2,7% a giugno 2020, ma i prezzi all'origine sono diminuiti rispettivamente del 3,5% e dell'1,7% nello stesso periodo.

Da aprile il rincaro della spesa a causa del Covid

Questa crescita dei prezzi è cominciata ad aprile come sottolinea anche Coldiretti. Nel carrello della spesa si rilevano aumenti – sottolinea Coldiretti – anche per il pesce surgelato (+3,5%), pasta (+3,2%), zucchero (+2,7%), uova (+2,4%), carni (+2,4%), formaggi (+1,5%) e latte fresco (+1%), legati agli sconvolgimenti della domanda di un mercato che non riesce ancora a tornare alla normalità pre-covid. 

Inoltre anche il clima, le grandinate improvvise e le alluvioni non ha aiutato, almeno nel settore legato ai prodotti agricoli. Un vero caos, che vede, come sempre, mettere in difficoltà il consumatore e anche gli agricoltori che, paradossalmente sono pagati meno. 

«C'è sempre chi se ne approfitta di queste situazioni, ci dice Silvia, 36 anni di Como, e a rimetterci è sempre la gente comune. Come non bastasse la pandemia, come se il lockdown non fosse stato sufficiente, eccoci a dover lottare anche con il caro vita. Io ho notato questa cosa, come tutti, perchè è indubbio che abbiamo tutti le nostre abitudini d'acquisto e rispetto a prima io spendo di più comprando le stesse cose...»

«All'inizio non ci abbiamo pensato, racconta Giusy. Fare la spesa durante il lockdow era già un problema: attese, distanze, mascherine, paura... poi, man mano che si è allentata la tensione, ho cominciato a fare raffronti e mi sono accorta, eccome che tutto costa di più».

Se i prezzi si gonfiano, in alcuni supermercati fioccano le offerte che promettono convenienza ma rischiano di affossare la frutticoltura del settentrione lombardo. Balzano, in particolare, i prezzi al consumo della frutta fresca che fanno segnare un aumento dell’8% ma crollano quelli pagati agli agricoltori con quotazioni che non coprono neppure i costi di produzione. Quindi, alla fine, chi ci rimette in termini di spesa generale è il consumatore, ma anche gli agricoltori, pagati meno e i cui prezzi dei loro proddotti, a seconda, vengono o abbassati per le varie promozioni o gonfiati, sebbene il compenso alle aziende agricoli sia diminuito. 

Non è difficile capire chi ci guadagna in questo marasma generale. 

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