Mercoledì, 23 Giugno 2021
Economia

A rischio l'assistenza per minorenni disabili

Disabili sensoriali a Como, 120 minori rischiano di perdere il servizio di assistenza educativa, scolastica ed extrascolastica che veniva garantita da parte dei circa sessanta educatori, dipendenti delle cooperative sociali Arti e Mestieri di...

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Disabili sensoriali a Como, 120 minori rischiano di perdere il servizio di assistenza educativa, scolastica ed extrascolastica che veniva garantita da parte dei circa sessanta educatori, dipendenti delle cooperative sociali Arti e Mestieri di Cantù e Socio Culturale di Mestre, alle quali il servizio era stato appaltato. A fianco delle famiglie e degli educatori coinvolti nel mancato rinnovo dell'appalto si schierano le associazioni presenti sul territorio comasco a tutela dei disabili sensoriali: l'Unione Italiana Ciechi e l'associazione Famiglie Audiolesi.

"L'Amministrazione provinciale di Como - commenta Alessandra Ghirotti, Fp Cgil Como - ha infatti deciso, anche a seguito della forte incertezza normativa sul destino delle province e delle funzioni ad essa connesse, e sulla base degli ingenti tagli ai trasferimenti decisi dal governo, di dismettere la gestione diretta del servizio". La scelta è stata quella di affidare la gestione ai Comuni ed agli uffici di piano tramite il trasferimento di fondi.

"Tutto ciò - aggiunge Ghirotti - ha creato diversi problemi sia perché i Comuni, gli uffici di piano ed i soggetti a cui si è chiesto di intervenire nella gestione dell'attività hanno risposto con modalità completamente diverse, sia perché i fondi trasferiti sono stati notevolmente ridotti rispetto agli anni precedenti. Gli educatori coinvolti si sono trovati senza le ore assegnate e la possibilità di ricollocazione perché, nelle svariate modalità di affidamento, alcuni enti hanno chiesto ad altri soggetti di svolgere il servizio. Insomma un pasticcio che ha generato differenze sostanziali nel territorio, in alcuni casi i fondi sono stati trasferiti direttamente alle famiglie, in altri casi sono stati dati alle scuole private per garantire la presenza del personale educativo. Con queste modalità - conclude il sindacalista Cgil - la gestione del servizio ha creato una frammentazione ed una differenziazione sul territorio provinciale che non tutela le famiglie ed i minori disabili, non garantisce quella continuità educativa e di gestione coordinata del servizio e, inoltre, non tutela nemmeno il personale che da molti anni si occupa di questi minori".

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