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Economia

Supermercati: stesso prezzo, ma nelle confezioni c'è meno prodotto

Il fenomeno della "shrinkflation" mette in allerta anche l'Antitrust. Le aziende stanno adottando una pratica commerciale scorretta? Di cosa si tratta, e cosa sta accadendo

In tanti ultimamente hanno l'impressione di spendere di piu' e che la spesa duri meno tempo. 

Il sacchetto di patatine sembra lo stesso, ma contiene più aria e meno prodotto rispetto a qualche mese fa. La tavoletta di cioccolato che prima pesava 100 grammi, ora ne pesa 90. Per non parlare di alcune bevande vendute in bottiglie da 1,35 litri e non più da un litro e mezzo. C'è un problema con le confezioni con meno prodotto, ma allo stesso prezzo, al supermercato. Se ne è "accorta" anche l'autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm, nota informalmente come Antitrust), che dopo le denunce delle associazioni dei consumatori ha annunciato di aver avviato un monitoraggio sul fenomeno per verificare eventuali pratiche scorrette. Come riferiscono i colleghi di Today, nell'articolo di Violetto Gorrasi, la "shrinkflation" in effetti è tornata, ripresentatasi in queste settimane con l'inflazione in aumento anche per effetto della guerra in Ucraina. E gli esempi al supermercato si sprecano.

Shrinkflation: il problema delle confezioni con meno prodotto (ma stesso prezzo)

Unione delle parole inglesi "shrinkage" (contrazione, restringimento) e "inflation" (inflazione), il termine indica una tecnica di marketing sempre più diffusa che consiste nel rimpicciolire le dimensioni delle confezioni dei prodotti di largo consumo, lasciando il prezzo finale invariato, se non addirittura maggiorato, senza un'adeguata comunicazione ai consumatori. Il meccanismo è semplice, e non è tecnicamente illegale: stesso costo, stessa confezione, ma minor prodotto all'interno. Di solito il cambiamento riguarda una quantità di prodotto che può sembrare piccola sulla singola unità, ma che ha un impatto notevole se moltiplicata sui volumi di produzione di una grande azienda del settore.

Di certo, la mossa di marketing può trarre in inganno il consumatore distratto che riempie il carrello della spesa senza badare troppo all'etichetta. Ecco perché la shrinkflation viene spesso definita come una sorta di "inflazione occulta": determina una diminuzione del potere d'acquisto del consumatore, che però non è immediatamente evidente come lo sarebbe un aumento del prezzo assoluto. Questa "tecnica" risulta spesso efficace perché il consumatore tende ad essere più propenso a prestare attenzione alla quantità di denaro spesa che alla precisa quantità di prodotto acquistata.

L'allarme di stampa e consumatori

Stampa e consumatori hanno lanciato più volte l'allarme sul "restringimento" delle confezioni di prodotti, soprattutto alimentari e per l'igiene della casa. Il problema, secondo il direttore generale dell'Agcm Giovanni Calabrò, non è la riduzione in sé della quantità di prodotto contenuta nella confezione, che potrebbe anche essere una decisione aziendale legittima, ma la trasparenza di questa scelta nei confronti del consumatore. "In questo senso, condotte quali la diminuzione della quantità di prodotto a parità di dimensioni della confezione, in assenza di un'adeguata avvertenza sull'etichetta frontale, potrebbero essere ritenute meritevoli di approfondimento", ha spiegato Calabrò in un'audizione alla commissione d'inchiesta sulla tutela dei consumatori e degli utenti. Per questo, l'Antitrust sta monitorando il fenomeno "al fine di verificare se possa avere rilevanza ai fini dell'applicazione del codice del consumo, con particolare riferimento alla disciplina in materia di pratiche commerciali scorrette".

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