Domenica, 20 Giugno 2021
Cronaca

Blitz anti terrorismo: 14 persone fermate, arresti anche a Como

Scoperta una rete di sostenitori e finanziatori di gruppi combattenti islamici operanti in Siria

Archivio - foto da BresciaToday

Arresti e perquisizioni anche in provincia di Como, dalle prime luci dell’alba di giovedì 10 maggio 2018,  nell'ambito di due maxi operazioni anti terrorismo coordinate dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo in tutta Italia. 

Le operazioni

Si tratta di due distinte operazioni condotte, rispettivamente, dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia di Stato, che hanno portato all’individuazione di una vasta rete di supporto a gruppi combattenti di matrice integralista islamica operanti in Siria.
In particolare, le indagini condotte dagli uomini dello SCICO (il Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata) di Roma e del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Brescia hanno consentito di smascherare un’associazione per delinquere, a carattere transnazionale, costituita da 10 siriani e finalizzata al riciclaggio ed all’abusiva attività di erogazione dei servizi di pagamento in diversi Paesi dell’Unione Europea (Svezia, Italia e Ungheria) ed extraeuropei (Turchia).
Inoltre, per 2 di essi è stato contestato il reato di finanziamento al terrorismo.

Le indagini a Brescia

Le indagini della Guardia di Finanza, avviate nel 2015, hanno preso spunto da una preliminare attività di analisi sui flussi finanziari intercorsi attraverso il circuito dei money transfer con i cosiddetti paesi “a rischio”, poste in essere anche da soggetti segnalati dal C.A.S.A. – Comitato Analisi Strategica Antiterrorismo quali foreign fighters, stanziati nella comunità siriana stabilitasi tra le province di Como e di Lecco.

Sin da subito, l’attività investigativa ha consentito di delineare, accanto all’esistenza di una struttura criminale di origine islamica stanziata in Brianza ed attiva nel favoreggiamento dell’immigrazione clandestina in Europa, una incessante attività di raccolta e di trasferimento di denaro - anche attraverso il canale non convenzionale “Hawala” - organizzata in maniera stabile attraverso numerosi “contatti” presenti nei Paesi interessati alle movimentazioni.
Il vorticoso flusso di denaro riconducibile alle movimentazioni “Hawala”, registrato nel corso delle indagini come superiore ai 2 milioni di euro, veniva utilizzato anche per l’effettuazione di attività di riciclaggio oltreché per il finanziamento di gruppi terroristici vicini alla organizzazione “Al-Nusra”. In effetti in alcune conversazioni telefoniche intercettate, sono emerse circostanze relative alla presenza di “uomini” dell’organizzazione nelle zone “calde” della Siria per l’effettuazione dei richiesti trasferimenti di denaro a favore di ribelli antigovernativi contigui ad ambienti terroristici.

L'organizzazione

Personaggio di spicco dell’organizzazione è risultato D.A., stanziato in Svezia nella città di Norrköping, il quale, come emerso anche nell’ambito di una specifica attività rogatoriale attivata con il Regno di Svezia, gestiva l’attività di trasferimento - al di fuori del sistema bancario - di ingenti somme di denaro contante. D.A. era coadiuvato in questa attività da C.S. - domiciliato in Turchia - unitamente al fratello C.H. e ad A.D.A. Ulteriori movimentazioni di denaro erano inoltre realizzate anche da un diverso gruppo criminale facente capo al cittadino siriano B.S., stanziato in Ungheria, con la collaborazione di B.A., H.A. e H.R., in contatto con la precedente consorteria criminale per il tramite di S.A., uomo di fiducia di C.S. ed in contatto con vari personaggi in Siria tra cui il fratello impegnato personalmente nel conflitto civile.


In tale contesto investigativo, il Servizio Centrale I.C.O. ha inoltre avviato un’operazione speciale “sotto copertura”, in collaborazione con i Servizi di Sicurezza nazionali (AISI), che ha permesso di avvicinare un importante membro dell’organizzazione criminale, C.A., acquisendone la fiducia e consentendo di impossessarsi di importanti notizie relative al suo ruolo di deputato, per conto dell’organizzazione investigata, alla raccolta del denaro ed alla sua “movimentazione”” per le attività di finanziamento al terrorismo internazionale, provando anche i suoi trascorsi di foreign fighter ed i suoi collegamenti con combattenti attualmente impegnati nel conflitto siriano tra le schiere di fazioni islamiste antigovernative.
Un contributo determinante è stato fornito dall’A.I.S.I. (Agenzia di Informazioni sulla Sicurezza Interna), che ha permesso di comprendere a fondo le metodologie utilizzate dagli indagati per effettuare i trasferimenti di danaro a beneficio delle fazioni terroristiche cui risultavano legati.

Il video del blitz di Guardia di Finanza e Polizia

In sintesi, era stata creata una consolidata rete di money transfer illegali, attraverso i quali veniva garantito un canale sicuro per il riciclaggio del danaro, derivante da diverse attività illecite, in diversi Paesi dell’Unione Europea ed extraeuropei, nonché per raccogliere fondi destinati ad alimentare organizzazioni terroristiche operanti in Medio Oriente.
L’operazione, di conseguenza, ha di fatto smascherato un’organizzazione criminale di matrice siriana che si era radicata in Italia, ma godeva di ramificazioni diversi Paesi, in grado di creare uno stabile reticolo di connivenze idoneo ad assicurare la capacità di garantire lo spostamento di ingenti importi in contanti, completamente al di fuori dei canali legali, che sono soggetti alla vigilanza antiriciclaggio. Poiché tra i promotori ed organizzatori di tale rete illecita di Hawaladar erano infiltrati personaggi organici ad associazioni di matrice terroristica siriana, il sistema inevitabilmente è stato utilizzato anche per il trasferimento di danaro finalizzato a sostentare e finanziare tali organizzazioni, come emerso dalle indagini grazie anche alla sempre più fattiva collaborazione tra Guardia di Finanza ed Organismi d’Intelligence, proprio nello specifico settore del contrasto alle attività di finanziamento al terrorismo.

L'indagine in Sardegna

L’indagine è connessa ad un'altra inchiesta coordinata dal Servizio Contrasto del Terrorismo Esterno della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione della Polizia di Stato che, in Sardegna, ha portato la DIGOS di Sassari ad individuare 4 militanti di origine siriana e marocchina accusati di far parte di una cellula di supporto dell’organizzazione qaedista Jabhat al Nusra, operante in Siria.

Le accuse

Le accuse sono di associazione con finalità di terrorismo, finanziamento del terrorismo e intermediazione finanziaria abusiva. Sono quindi complessivamente 14 le ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dai Giudice per le indagini preliminari di Brescia e Cagliari su richiesta delle rispettive Procure Distrettuali Antimafia e Antiterrorismo, mentre sono 20 le perquisizioni domiciliari in corso in Lombardia (tra cui la provincia di Como), Veneto, Emilia Romagna e Sardegna. 

Provincia di Como, dunque, di nuovo nel mirino dell'anti terrorismo dopo l'individuazione, nel gennaio 2018, di due egiziani coinvolti a Fenegrò: per i due, padre e figlio di 51 e 23 anni, le accuse di associazione con finalità di terrorismo. Le manette sono scattate solo per il padre, dal momento che il ragazzo risultava latitante in Siria.

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