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Sorpresa: anche il Comune di Como cancella il secondo lotto della Tangenziale

Che Regione Lombardia, sotto la guida leghista di Roberto Maroni, abbia cancellato con un tratto di penna il secondo lotto della Tangenziale di Como è ormai cosa nota. E se non lo fosse, è bene tenere a mente che esiste un voto del consiglio...

Fatta questa doverosa premessa, però, quanto andato in scena oggi pomeriggio in Comune a Como, nel corso della Commissione Urbanistica con audizione dell'assessore Lorenzo Spallino e del dirigente di settore, Giuseppe Cosenza, sulla maxivariante al Piano di governo del territorio, sembra chiudere un teorico e infausto cerchio (benché obbligato). Oggi, infatti, in seduta pubblica Cosenza ha annunciato senza mezzi termini (e palesando estrema contrarietà sul punto) che - sebbene per causa diretta dell'atto assunto in Regione - anche dal Pgt comasco e dalla sua corposa variante in itinere, il secondo lotto della Tangenziale in questo momento va ritenuto espunto. Non esiste più, cancellato. "E' un atto obbligato - ha spiegato Cosenza in Commissione - perché la legge prevede che il Comune recepisca e sia adegui agli atti di programmazione urbanistica di livello regionale. E siccome il Pirellone ha tolto il secondo lotto dalle sue carte e non ne prevede più il tracciato, sostituito con un ipotetico percorso alternativo collegato alla Varese-Como-Lecco, anche noi ci dobbiamo forzatamente adeguare".

sindaci-tangenziale-2Insomma, un atto obbligato, quello di Palazzo Cernezzi. Che, però, ha dell'incredibile se si pensa che il Comune di Como, fino a una quindicina di giorni fa, è stato in prima linea per la "guerra del pedaggio" e per l'ottenimento a furor di popolo di quello stesso secondo lotto della Tangenziale che ora, invece, pur in base a meccanismi "di servitù" rispetto alla Regione, viene tolto dalla "magna charta" urbanistica del capoluogo. E, quindi, si approssima al dimenticatoio anche nel territorio che lo invocava a gran voce fino a poche ore fa. La corda in casa dell'impiccato, insomma. Gentilmente porta dalla Regione, ma potenzialmente letale per Como e il suo sviluppo infrastrutturale.

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