Martedì, 21 Settembre 2021
Cronaca

Sul sito dell'economia lariana l'articolo che devasta cucina e ristoratori locali

Si narra che a lui, ristoratore della Brianza che dell'eccellenza, della freschezza, della qualità dei suoi prodotti ha fatto una sorta di missione di vita (e d'impresa), sia sobbalzato alla vista di quel "fuoco amico" puntato proprio sul suo...

Como e Lecco unite per promuovere il Lario sul web

camesasca-5giu16Si narra che a lui, ristoratore della Brianza che dell'eccellenza, della freschezza, della qualità dei suoi prodotti ha fatto una sorta di missione di vita (e d'impresa), sia sobbalzato alla vista di quel "fuoco amico" puntato proprio sul suo settore. D'altronde, il trendyssimo Andrea Camesasca, gran patron del rural resort "Il Corazziere", ma tra le altre cose anche componente della giunta della Camera di Commercio con delega al Turismo e più in generale pivot di moltissime iniziative legate al rilancio turistico ed enogastronomico del lago e della Brianza proprio avrebbe gradito apprendere dal sito ufficiale di SistemaComo2015 una stroncatura generale, generica e devastante della ristorazione comasca, dipinta come una sorta di festa del cibo cattivo e della maleducazione. Se non altro perché la stessa Camera di Commercio che Camesasca rappresenta per la promozione del Lago di Como è l'ente di riferimento (pur assieme ad altri) dello stesso SistemaComo2015, in cui - a sostegno dell'economia del territorio - sono presenti anche economicamente praticamente tutte le istituzioni comasche oltre a privati.

????Peraltro - riferiscono i fondatissimi rumors arrivati fin qui - Camesasca non sarebbe stato l'unico a ritenere ingeneroso ed esagerato l'articolo del direttore del "SistemaComo2015 Journal", Gerardo Monizza. Malumori e vasti intrecci di telefonate roventi avrebbero infatti coinvolto altre personalità del mondo del turismo, da diversi albergatori e ristoratori fino a lambire anche un altro big del turismo comasco, quel Daniele Brunati peraltro da anni impegnato nel sostegno al "Consorzio Sapori di terra-Sapori di lago" con l'appoggio dalle istituzioni e dei produttori locali. Ma cosa diceva quell'articolo, pubblicato il 16 maggio e naturalmente ancora presente al link https://www.jsc15.it/lavoro/prodotti/1566-ristoranti-cibo-senza-eccellenza?

Già il titolo "Cibo e materia prima: non sempre di qualità sulle sponde del lago più bello del mondo" era eloquente. Si partiva con una sorta di perno del ragionamento, questo: "Como, il suo territorio, la Brianza e il Lario non sono mai stati luoghi dello spirito enogastronomico. Peccato, ma è la realtà. Per giunta supportata da poca tradizione e niente storia". Insomma, una stroncatura quasi mortale sin dalle prime righe. Che non poteva che proseguire ancora più pesante. Monizza poi, al netto di una concessione al fatto che "non mancano produzioni primarie di alimenti diventati in breve di eccellenza; non mancano cucine d'alto livello e cuochi e chef di capacità e intelligenza nei luoghi dove mangiare con piacere e con la giusta sorpresa di trovarsi nel piatto cose e cibi creati dalla fantasia o ripresi dalla tradizione (con prezzo adeguato)", affonda poi il colpo sentenziando che "tutto il resto è grigiore e dolore e pianto e delusione degli occhi e della pancia. Fino al conto spesso indecente e sproporzionato all'insieme del menu".

missoltiniE via al ritratto del ristoratore teoricamente al servizio dei turisti che "ti accolgono storcendo il naso quando la sala è vuota e chiedi se c'è posto. E c'è!"; a quelli che "brontolano se arrivi prima delle 12 e 45 o superi le fatali 13 e 30. S'infastidiscono se chiedi una variante o se al cotto preferisci il crudo o - mannaggia! - il giusto". Per non parlare dei piatti: "Spaghetti alla carbonara (chiesti con esclusione della famigerata panna!) serviti in blocco (nel senso che erano una montagna dura e inscalabile); lasagne servite come specialità locale; riso e pesce persico cucinato con riso alla parmigiana e il persico gelido (fritto misto arrivato da non si sa dove, comunque prima). Per non parlare degli gnocchi presi dal sacco surgelato, della porchetta estratta dalla confezione di plastica (oh catering!), dei missoltini in formato salma stesa e spinosa, della polenta, polentì (ma che ci vuole in una baita a far quella vera?), degli spaghetti al sugo di agone che non sanno di nulla ovviamente e ancor meno di lago". E per chiudere botte anche agli "osti lacustri" che servono il vino caldo o ai dolci "che sono fermi alla Resta", il tutto per "un danno d'immagine che un maloservizio costante provoca negli avventori".

Insomma, di quasi tutta un'erba un fascio deperito e servito a tavola. Ma sarà proprio così? redazione@comozero.it

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