Sognava di diventare pilota: la brianzola Sibilla Giardina morta in un volo di addestramento

Il fatale incidente aereo è avvenuto nei cieli della Polonia

Aveva un sogno: volare. Ed è proprio volando che Sibilla Giardina ha perso la vita a 25 anni. Si trovava a bordo di un velivolo bimotore nei pressi dell'aeroporto di Bydgoszcz, in Polonia, quando un guasto all'apparecchio lo ha fatto precipitare. Sibilla e l'istruttore di volo sono morti sul colpo.

Impegnata ad aiutare gli altri

Sibilla Giardina era nata e cresciuta in Brianza, abitava a Lentate sul Seveso. Ha frequentato l'istituto di Aeronautica di Milano ed era impegnata negli Scout del Cngei di Cesano Maderno e nella Croce Rossa come volontaria. Nell'ultimo periodo di lockdown dettato dal coronavirus era stata impegnata a distribuire pacchi alimentari accanto alla Caritas e ad altre realtà locali che con entusiasmo sosteneva e affiancava.

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Il sogno di diventare pilota e il dolore del padre

Questo il triste e commosso ricordo del padre di Sibilla pubblicato su Facebook: "Ricevi una telefonata da una persona fino a quel momento sconosciuta e la tua vita e quella di chi ti sta intorno cambia in un istante. In quel preciso istante la tua anima viene fatta a brandelli e senti come se niente potrà mai riempire quel vuoto. Poi trovi come un lumino di speranza acceso tra le macerie della tua anima. Il pensiero che Sibilla sia morta facendo quello amava più di ogni cosa al mondo e che aveva deciso sarebbe stata la sua vita fin da bambina, volare! Pensi con che tenacia ha seguito questo sogno e costruito mattoncino su mattoncino quello che fino a ieri sembrava un progetto ineluttabile e vicinissimo alla realizzazione, diventare pilota di linea. Personalmente non sono mai stato spaventato dal suo progetto perché non lasciava mai le cose al caso o commetteva imprudenze. Penso alla tenacia, rigore, disponibilità e allegria che caratterizzavano le sue azioni, sia come scout della sede della CNGEI di Cesano Maderno, sia come volontaria della Croce Rossa d Lentate sul Seveso e, durante il lockdown a distribuire pacchi per conto della Caritas o le altre cento cose che faceva. Si dice che non si scelgono i genitori, ma nemmeno noi - suoi genitori - abbiamo meriti sufficienti a giustificare la bellezza della sua persona e siamo stati fortunati a vedercela crescere tra le braccia. Insomma il vuoto non è meno vuoto ma non è buio se c’è la luce del suo ricordo".

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