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Sentinelle in piedi e democrazia: lo splendido discorso di Andrea Luppi (che a molti non piacerà)

Sabato scorso, in piazza Grimoldi a Como, le "Sentinelle in piedi" hanno organizzato una delle loro ormai tipiche proteste: una cinquantina di persone in piedi intente a leggere un libro  - hanno spiegato loro stessi alla vigilia - "a difesa della...

Sabato scorso, in piazza Grimoldi a Como, le "Sentinelle in piedi" hanno organizzato una delle loro ormai tipiche proteste: una cinquantina di persone in piedi intente a leggere un libro - hanno spiegato loro stessi alla vigilia - "a difesa della famiglia, contro il disegno di legge in discussione al Parlamento che vuole equiparare le unioni fra persone delle stesso sesso al matrimonio". Spesso al centro di contestazioni e polemiche, tacciati di omofobia e di odio verso gay e transessuali, anche sabato in città è sceso in piazza un fronte di contestazione. In particolare, tra gli oltre 100 partecipanti, una trentina di aderenti al Coordinamento comasco contro l'omofobia, a cui si è unito il consigliere comunale dei Cinque Stelle, Luca Ceruti, ha voluto contestare le "sentinelle" con cori e striscioni (ma senza alcuno scontro fisico). Ne è seguito qualche attimo concitato, con l'intervento delle forze dell'ordine che ha identificato i contestatori e tentato di impedire loro di raggiungere piazza Grimoldi. Tensione alle stelle per qualche minuto, poi tutto è tornato alla normalità.

Ebbene, questa sera il tema è approdato anche in consiglio comunale. Da un lato, il Cinque Stelle Ceruti ha chiesto ancora una volta azioni politiche e pratiche più decise contro le sentinelle e le loro manifestazioni, poi è intervenuto il capogruppo del Pd, Andrea Luppi. Con un discorso che chi scrive - e la posizione è personale - non soltanto condivide pienamente (sostenendo nel contempo senza dubbio il percorso in atto per l'ampliamento dei diritti civili) ma che sottoponiamo integralmente perché riconduce a una riflessione sulla democrazia di livello non comune per l'aula consiliare di Palazzo Cernezzi. E' del tutto ovvio che, trattandosi di opinioni per di più su un tema delicato, saranno benvenute e accolte posizioni diametralmente opposte, riflessioni articolate, contestazioni e approvazioni. Si chiama - per l'appunto - democrazia.

Di seguito, l'intervento di Andrea Luppi, capogruppo Pd.

Guardo con preoccupazione all'episodio di sabato scorso, a margine della manifestazione organizzata dalle "Sentinelle in piedi" che a modo loro esprimono un dissenso contro il disegno di legge che riguarda le unioni civili tra persone dello stesso sesso. A scanso di equivoci, non condivido la loro posizione e apprezzo solo la modalità non violenta con cui viene espressa. Ma comunque si tratta innegabilmente dell'esercizio di un diritto costituzionalmente garantito che non possiamo negare perché esprime posizioni che non ci aggradano. Può darsi anche che le intenzioni dei 30 ragazzi allontananti dalle forze ordine non fossero bellicose, tuttavia vedo un forte rischio per la democrazia se si comincia a discriminare la libertà di espressione degli altri in base alle proprie convinzioni personali. Un conto è la provocazione di chi si richiama più o meno velatamente a ideologie totalitarie e razziste che mirano a sovvertire i valori costituzionali. Ben altra cosa è presumere di potersi rapportare aggressivamente e in maniera censoria nei confronti di chi esprime pacificamente idee diverse dalle nostre. I diritti civili vanno estesi, meglio compresi e applicati per tutti conformemente all'Articolo 3 della Costituzione secondo cui tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione e opinione politica, e secondo me il disegno di legge va in questa direzione e non vedo ragioni per essere contrari. Ma bisogna tenere presente anche l'Articolo 21 per cui tutti hanno diritto a manifestare il proprio pensiero con parole, scritti o altri mezzi di diffusione. Francamente è insensato allora che si chiedano prese di posizioni liberticide che a volte rischiano di trapelare anche in questo consiglio, per esempio quando è stato chiesto che si estendesse la ferma posizione antifascista a nuovi divieti contro chi esprime posizioni discutibili ma semplicemente perché esprime una visione del mondo che noi non condividiamo. Voltaire in realtà non ha mai pronunciato la frase che gli viene attribuita "Non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere", ma prendiamola pure come indicatore opportuno del nostro senso di civiltà, di inclusività democratica e di tolleranza, esattamente come espressa da molti nella recente drammatica vicenda che ha portato a esprimere solidarietà alle vittime del massacro al giornale satirico "Charlie Hebdo". Non facciamo due pesi e due misure secondo l'occasione e il momento; ovviamente possiamo sempre manifestare un nostro "dissenso al dissenso", quindi ben venga ed è perfettamente legittima altre l'altra manifestazione (la contestazione alla sentinelle, ndr). Ma non chiedeteci di reprimere i dissidenti, non create ad arte presunti nemici della democrazia in cittadini della Repubblica che attuano un loro diritto inalienabile. Il rischio, come si è visto, è di indicare bersagli per una nuova intolleranza. Non costringete la nostra coscienza democratica a dire un giorno "sono una sentinella in piedi" per solidarizzare con chi rischia di essere vittima di aggressioni che con il confronto politico hanno poco da vedere. Mi peserebbe un po'. Quindi ripeto, non costringeteci.
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