Cronaca Moltrasio

Ferito al polmone con un punteruolo per sedare una rissa: "rifiutato" dagli ospedali di Como

La madre: "È stato ricoverato al Niguarda, ecco perché racconto questa storia"

Stava festeggiando un compleanno in un bar a Moltrasio, nel locale di un amico con la sorella, la moglie e altre persone care. Era la notte tra sabato 28 e domenica 29 ottobre, intorno alla 1.15.

Quando è uscito per fumare una sigaretta, l'uomo, un comasco di 44 anni, si è trovato davanti una scena violentissima. Una rissa, un individuo che picchiava a sangue un altro, stremato a terra. Per lui erano due estranei, non li conosceva e forse avrebbe dovuto girare la faccia dall'altra parte, ma è intervenuto per cercare di calmare gli animi e sedare la rissa prima che fosse troppo tardi.

Il risultato è stato una brutta ferita al polmone, inflitta con un punteruolo. "All'inizio, ci racconta la mamma al telefono, ha sentito un gran dolore ma si è reso conto della gravità della ferita quando ha messo la mano sul fianco e ha capito che perdeva sangue. Nel mentre le due persone che stavano litigando tra loro, estranee alla compagnia di mio figlio, erano scappate. È stato colpito più volte con un punteruolo che gli ha forato un polmone. È stato accompagnato dalla moglie all'ospedale Valduce ma qui è stato "rifiutato" perché non attrezzati per quel problema e anche il Sant'Anna ha risposto che non avevano il chirurgo".

A quel punto è stato trasportato in ambulanza al Niguarda di Milano con a bordo un medico e un anestesista su specifica richiesta dell'ospedale milanese, dove si trova ancora oggi, e quando sarà dimesso gli spetterà una lunga convalescenza. 

"Al Niguarda ci hanno detto che mio figlio è stato fortunato, bastava poco e il punteruolo avrebbe toccato il cuore. Il motivo per cui ho deciso di raccontare questa storia è perché credo sia davvero assurdo che nella nostra provincia, a Como, nessuno sia stato in grado di aiutare mio figlio e potrebbe accadere a qualcun altro di aver bisogno di soccorsi del genere. La mancanza di personale poteva costargli la vita. Non ce l'ho con i medici o con i presidi ospedalieri, ma bisogna assolutamente intervenire a livello organizzativo affinché queste cose non accadano, magari con conseguenze ancora più serie rispetto a quanto accaduto a mio figlio".

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