Rovello Porro, coltiva 'erba' legale, ma vende quella illegale: arrestato con 100mila euro in contanti

L'uomo è un italiano di 43 anni

La Easy Hemp è un'azienda di Rovello Porro legalmente registrata e attiva da circa 4 anni e, come si legge su internet, "tratta e lavora prodotti agricoli". Più nello specifico, "il core business è la produzione di fiori e fibra di canapa, un mercato in forte crescita". Il tutto, chiaramente, con "semi certificati, presenti nella lista delle sementi certificate europee". Peccato che poi l'imprenditore di 43 anni, secondo le indagini dei carabinieri, avesse ampliato decisamente il suo business spostando la sua produzione sulla coltivazione di marijuana vera, per intenderci quella illegale con livelli di Cbd e Thc ben maggiori dello 0.6% (il valore massimo consentito per legge per la così detta cannabis light). 

L'uomo A.V., italiano di Garbagnate Milanese, aveva alle spalle solo qualche precedente penale è stato quindi arrestato con l'accusa di detenzione ai fini di spaccio dai militari della stazione di Garbagnate Milanese. 

Giunti all'arresto per la notifica di alcune multe

Lunedì scorso, infatti, l'uomo è stato convocato dai carabinieri in stazione per ritirare alcune multe. Per comprendere chi avessero davanti hanno cominciato a fargli una serie di domande di routine. Quando gli è stato chiesto quale fosse il suo lavoro A.V. ha cominciato a comportarsi in maniera anomala. Prima ha dichiarato di essere un allevatore di cani, poi di occuparsi di slot machine e infine ha detto di aver appena chiuso un'attività legata alla cannabis light. I carabinieri però insospettiti, hanno deciso di effettuare un sopralluogo a Rovello Porro presso l'azienda agricola. Inizialmente tutto sembrava corrispondere ma quando i carabinieri hanno chiesto di prelevare un campione dell'erba (tutta già sigillata e pronta alla vendita) per verificare che fosse davvero cannabis light (quindi legale) l'uomo è crollato ed ha ammesso che in realtà si trattava di droga illegale pronta per la vendita. Un piano ben architettato: l'azienda di cannabis light legale poteva essere un'ottima copertura per l'attività illecita. 

In un'intrecapedine del capanno all'interno dell'azienda agricola sono stati inoltre trovato 100mila euro in contanti. Forse la cannabis light, come dichiarato dal 43enne (tratto poi in arresto) non era più redditizia ma la marijuana da spacciare evidentemente sì.  

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