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Profughi, lettera Caritas ai comaschi critici: "Non fermatevi al colore della pelle"

Il direttore della Caritas diocesana, Roberto Bernasconi, prende ancora una volta posizione nel pieno delle polemiche sul continuo arrivo di profughi anche a Como e provincia. E lo fa nel modo più ufficiale possibile, se si passa l'espressione...

Il direttore della Caritas diocesana, Roberto Bernasconi, prende ancora una volta posizione nel pieno delle polemiche sul continuo arrivo di profughi anche a Como e provincia. E lo fa nel modo più ufficiale possibile, se si passa l'espressione: ossia con una lettera aperta rivolta ai comaschi pubblicata sul sito della Diocesi e che sarà contenuta anche nel numero del 25 luglio del "Settimanale della Diocesi". Si tratta - spiega Bernasconi - di una sorta di risposta ai tanti che in queste settimane hanno criticato in varie forme l'opera di accoglienza in prima linea della Caritas nei confronti dei profughi. E, ancora una volta, Bernasconi rivendica lo spirito cristiano della propria azione non senza sottolineare quanti comaschi si siano rivolti a lui - spesso anche in forma anonima - criticado l'accoglienza a partire dal "colore della pelle o dall'odore di queste persone".

Di seguito, il suo scritto integrale.

Scrivo questa lettera in modo pubblico, per potermi rivolgere a tutte quelle persone che giustamente - visto che viviamo in un contesto di libera espressione - dissentono dall'operato della Caritas diocesana rispetto all'accoglienza dei migranti che stanno arrivando sul nostro territorio. Rendo pubblico questo mio scritto perché molti di coloro che non sono d'accordo con il nostro modo di agire, lo hanno comunicato attraverso lettera anonima, rendendo difficoltosa ogni possibilità di replica. Il nostro approccio alla tragedia che stiamo vivendo non è un'idea politica o un modo diverso di vivere un progetto economico. Stiamo parlando di persone, di uomini, donne e bambini che, come noi, hanno il diritto di accedere all'essenziale per vivere.

Negli scritti ricevuti ho letto molte osservazioni negative a partire dal colore della pelle, dall'odore che queste persone hanno addosso (dovuto alle condizioni disumane del viaggio che hanno dovuto sostenere), insieme alla paura che, insieme ai migranti, arrivino fra noi strane malattie, o che siano tutti terroristi. Questi atteggiamenti nascono da una non conoscenza diretta dei fatti e delle persone, ma anche dalla valanga di notizie che riceviamo dai media e che non sempre sono corrette e obiettive. Credo che la società attuale, nel nostro Paese, sia di fronte a un bivio: una è la strada dell'accoglienza e dell'integrazione, l'altra è quella che ci porta a vagheggiare una società perfetta, dalla quale escludere i diversi, i poveri , perché di peso e, talvolta, c'è chi è convinto che qualsiasi strada sia lecita per portare a termine questo progetto non inclusivo?

Potrei portare tante argomentazioni del perché è doveroso, per la nostra nazione, essere parte attiva dell'accoglienza, ma preferisco affidarmi alle parole che il Papa ci dona attraverso la Lettera Enciclica di recentissima pubblicazione "Laudato si'": «Signore Dio, Uno e Trino, comunità stupenda di amore infinito, illumina i padroni del potere e del denaro perché non cadano nel peccato dell'indifferenza, amino il bene comune, promuovano i deboli e abbiano cura di questo mondo che abitiamo. I poveri e la terra stanno gridano: Signore, prendi noi col tuo potere e la tua luce, per proteggere ogni vita, per preparare un futuro migliore, affinché venga il tuo Regno di giustizia, di pace, di amore e di bellezza. Laudato si' Amen».

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