Profughi, il grido di don Giusto: "A Como affari milionari dei furbi dietro le etichette religiose"

Don Giusto della Valle, parroco di Rebbio, è piuttosto noto in città e non soltanto. Pioniere dell'accoglienza nella Albate degli anni '80, dopo una lunga esperienza in Camerun oggi è probabilmente il sacerdote più attivamente coinvolto nel...

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Don Giusto della Valle, parroco di Rebbio, è piuttosto noto in città e non soltanto. Pioniere dell'accoglienza nella Albate degli anni '80, dopo una lunga esperienza in Camerun oggi è probabilmente il sacerdote più attivamente coinvolto nel dialogo interreligioso. In mezzo a una fortissima attività quotidiana in tema di assistenza ai profughi in arrivo a Como, recentemente ha fatto scalpore addirittura a livello nazionale la decisione di far leggere alcuni versi del Corano in Chiesa alla fine dell'ultima Messa di Natale, iniziativa peraltro preceduta nell'estate 2015 dall'invito ai fedeli a festeggiare e digiunare assieme alla comunità islamica locale in segno di fratellanza e condivisione. In questo solco si inserisce l'articolo a suo firma apparso nel numero di marzo del giornale della parrocchia, "il Focolare".

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don-giustoDove, però, le parole usate dal sacerdote sul lato oscuro dell'accoglienza di migranti e profughi in città sono di una durezza eccezionale. Sin dal principio: "Accogliamo in provincia di Como circa 1.500 profughi e a migliaia, ogni giorno, altri tentano da più vie di entrare in Europa: sono in gran parte i progetti perversi dei potenti la causa di queste partenze e la causa delle morti in mare". Un passaggio a cui fa seguito la riflessione che "l'industria della guerra ha bisogno di conflitti, attentati, terrorismo per vendere lo stock dei suoi arsenali o per sperimentare nuova tecnologia militare". Dopo la citazione di una importante fabbrica di armi lombarda e dei suoi affari in Egitto, don Giusto allarga ulteriormente il campo: "La 'Ndrangheta calabrese, ben insediata a Como, gestisce lo spaccio di droghe da anni e si è fatta grande grazie a questa attività. Cosa ne sappiamo noi dei potenti che gestiscono questo mercato di morte che non fa che produrre vittime dall'inizio alla fine del ciclo: 70 morti al giorno in Messico nel conflitto tra i Narcos, poi i morti nel trasporto e quelli nel consumo - vedi le vicende nei boschi di Olgiate. Chi riesce a sconvolgere i progetti dei potenti trafficanti locali?".

"I figli di questo mondo - prosegue lo scritto verso il finale durissimo - sono più astuti dei figli della luce. E' vero che i buoni e i giusti non prendono l'iniziativa, sono altri, i furbi, ad organizzarsi. Mi sembra proprio quello che sta succedendo ora a Como nell'accoglienza dei profughi". E da qui la riflessione del sacerdote diventa una sorta di urlo verso Chiesa locale e politica. "Mentre i consigli pastorali sonnecchiano e i Comuni fanno calcoli elettorali - scrive don Giusto - altri, i furbi, si stanno muovendo, coperti da belle etichette di carattere religioso-cattolico, "assistendo" (notare le virgolette, ndr) centinaia di profughi e facendo affari da centinaia di migliaia di euro. I figli di questo mondo sono furbi, i figli della luce spesso sonnecchiano, se ne lavano le mani". Insomma, un j'accuse dai toni gravi evidentemente diretto verso quello che agli occhi del sacerdote appare un sottobosco poco limpido e affaristico che ha trovato l'oro nel fenomeno immigratorio. Con alcune specifiche eccezioni, però: "Tuttavia, un gruppetto di realtà capitanate da Acli e Caritas sta facendo la differenza, provando a sconvolgere un progetto statale puramente assistenziale dei profughi, con la realizzazione di una accoglienza formativa". Infine, ecco la conclusione: "Dio è misericordioso nello sconvolgere i progetti nefasti dei superbi e noi, sua Chiesa, dove ci siamo persi?"

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