Profughi, il direttore Caritas: "Nella Diocesi troppi benpensanti affascinati da idee razziste"

La schiettezza non gli ha mai fatto difetto. E l'ultimo editoriale del direttore della Caritas, Roberto Bernasconi, non fa per nulla eccezione. Il tema è quello su cui l'organizzazione diocesana è in prima linea da tempo: la gestione degli arrivi...

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La schiettezza non gli ha mai fatto difetto. E l'ultimo editoriale del direttore della Caritas, Roberto Bernasconi, non fa per nulla eccezione. Il tema è quello su cui l'organizzazione diocesana è in prima linea da tempo: la gestione degli arrivi di profughi e migranti in provincia, con l'introduzione dei principi alla base della nuova "Carta dell'accoglienza dei richiedenti asilo", documento curato assieme alle Acli e ad altri soggetti impegnati nello stesso compito. L'analisi della realtà territoriale, però, secondo Bernasconi presente un bilancio che per la Diocesi di Como è un chiaroscuro dove lo scuro sembra apparire in tinte nerissime, almeno dal suo punto di vista.

immigrati-prestinoI passaggi duri del messaggio del direttore della Caritas sono diversi, soprattutto in relazione al momento storico di "grandi cambiamenti legati a una crisi politica mondiale che si traduce, nella quotidianità, in una profonda crisi sociale ed economica che sta generando nuove fasce di povertà accanto a quelle tradizionali". E quando si passa all'analisi specifica dell'atteggiamento in tema di accoglienza da parte dei "canali interni alla comunità cristiana", cioè "parrocchie, gruppi ecclesiali, congregazioni religiose", Bernasconi afferma "che spesso per paura, per egoismo o per mancanza di speranza si sentono inadeguati e incapaci di affrontare e di accogliere queste persone"; tanto che assieme ai soggetti "esterni alla comunità cristiana, che passano dalla politica nazionale e locale, dal mondo della finanza e da quello produttivo, e da tutto il variegato mondo del sociale pubblico e privato", "tutte queste espressioni della nostra società stanno vivendo una grossa fatica di senso, perché hanno perso l’obiettivo del loro agire, non si sono resi conto che diventando autoreferenziali nella loro azione hanno fallito la loro missione. E la causa di questo fallimento è stata la perdita dell’obiettivo per cui esistono: aiutare l’uomo a raggiungere - attraverso la sua vita - la dignità di persona che, usufruendo dei diritti fondamentali di libertà di pensiero, economica e religiosa, gli permetta di essere componente attiva della società".

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como-panorama-dallaltoMa è sul punto specifico dell'accoglienza per profughi e migranti - premesso che "anche sul nostro territorio diocesano questo flusso è costante e sta diventando un fatto strutturale" - il direttore della Caritas inasprisce i toni, affermando come "sia pura miopia cercare di sottovalutare e di nascondere la reale portata di questo fenomeno. Nella nostra Diocesi, accanto a numerose e belle esperienze di accoglienza messe in atto da tante comunità parrocchiali, cooperative e case religiose, purtroppo ci sono ancora troppi benpensanti che, nascondendosi dietro la paura generalizzata che stiamo diventando “terra di conquista”, si lasciano affascinare da idee razziste e chiudono le porte del loro cuore - ma anche le porte concrete delle loro comunità - a chi bussa in cerca di aiuto e di solidarietà".

Parole durissime, dunque, con l'ulteriore notazione che sebbene il fenomeno si stia verificando ancora "a macchia di leopardo nella nostra realtà diocesana, paradossalmente le chiusure arrivano proprio da quelle comunità che non stanno compiendo un cammino di fede e di ricerca della verità che rimettono al centro della vita personale e comunitaria Cristo, ma ancorano il loro agire su tradizioni che di cristiano non hanno più nulla e che stanno svuotando di senso la vita stessa delle comunità".

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