La picchia e le proibisce di imparare l'italiano: pakistano arrestato a Como

I maltrattamenti avvenivano da anni davanti ai tre figli minorenni

Immagine di repertorio

Botte, minacce, maltrattamenti: un incubo durato per anni, da quando aveva raggiunto il marito in Italia, a Como, dal Pakistan. E' quello vissuto dal 2014 ad oggi da una donna pakistana residente in città. Adesso l'uomo è stato arrestato dalla polizia. 

In carcere nella serata di giovedì 20 febbraio 2019 è finito un 47enne pakistano residente a Como con precedenti per rissa, lesioni personali e altro, titolare di una piccola impresa individuale. L’accusa è maltrattamenti e lesioni aggravate nei confronti della moglie, anch’essa cittadina pakistana di 45 anni.

Le violenze e le indagini

Tutto ha inizio il 31 luglio del 2018, quando la donna si rivolge agli uffici della Squadra Mobile della Questura di Como per chiedere aiuto perché ripetutamente picchiata dal marito.
La donna, che non parla italiano, è stata messa a proprio agio dagli agenti che hanno convocato anche un interprete: così finalmente è riuscita a raccontare l'inferno vissuto e soprattutto di sporgere denuncia.

In particolare ha riferito che dopo essersi sposata nel 2010 in Pakistan, nel 2014 ha raggiunto il marito in Italia. Da qui iniziavano una serie di violenze ripetute nel tempo: maltrattamenti fisici e psichici, consistiti in ripetute offese accompagnate da minacce di vario genere, anche di morte, e percosse. Violente sberle, ripetuti calci, fino a violenti colpi inferti con diversi oggetti per i quali la donna ha riportato in più occasioni traumi e fratture di vario genere.

A ciò si aggiungono le intimazioni al silenzio con minacce di ulteriori ritorsioni in caso di denunce o comunque richieste di aiuto alle forze dell’ordine e le vessazioni di vario genere quali impedirle di imparare la lingua italiana.

La denuncia: maltrattamenti davanti ai figli minorenni

La donna, stremata dalle violenza, ha preso coraggio e si è recata in Questura al culmine dell'ennesimo litigio dove era stata aggredita con schiaffi e pugni, per poi essere scaraventata a terra.
A destare ancora maggiore preoccupazione nella polizia era anche il fatto che la maggior parte di questi episodi erano avvenuti in presenza dei tre figli minori (cosiddetta “violenza assistita”). Terminata la denuncia la donna ha chiesto di essere messa in protezione in una struttura, come da protocollo. Insieme a lei anche i tre figli, sui i quali tuttavia il padre non avrebbe mai usato violenza, ma che comunque prelevati dall’abitazione si presentavano in condizioni igienico sanitarie alquanto allarmanti.

Nonostante ciò, qualche giorno dopo, paradossalmente la donna ha deciso di rinunciare alla protezione e tornare a casa dal marito. Un caso, purtroppo, non isolato tra quelli che si presentano alla polizia.
I figli sono stati invece spostati in un’altra struttura su disposizione del Tribunale per i Minori.

Nel frattempo gli investigatori, su disposizione del Pubblico Ministero titolare delle indagini raccoglievano ulteriore elementi a carico del soggetto: certificati medici riconducibili inequivocabilmente alle lesioni causate dall’indagato alla moglie, ma soprattutto l’audizione protetta di uno dei figli che ha confermato le violenze subite dalla madre, rappresentando un contesto alquanto desolante.

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Il quadro probatorio raccolto è stato ritenuto sufficiente dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale Ordinario di Como, che su richiesta della locale Procura, ha emesso, nella giornata di giovedì 20 febbraio 2019 un’ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere. Ora è al Bassone di Como.

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