Martedì, 21 Settembre 2021
Cronaca

Piazza Volta, il progettista: "Le panchine piaceranno. Qui troppe critiche premature"

Pazienza e cortesia nei modi, a dispetto del momento turbolento, non fanno davvero difetto all'architetto e progettista della "nuova" piazza Volta, Cesare Ventura. E con queste premesse oggi si è messo a disposizione per rispondere alle numerose...

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Pazienza e cortesia nei modi, a dispetto del momento turbolento, non fanno davvero difetto all'architetto e progettista della "nuova" piazza Volta, Cesare Ventura. E con queste premesse oggi si è messo a disposizione per rispondere alle numerose critiche piovute sul nuovo assetto dello spazio e in particolare su sedie e panchine, da più parti paragonate per forma e dimensioni a bare.

"Per quanto riguarda le panchine - afferma Ventura - per altezza e altre dimensioni sono esattamente come tutte le altre panchine, anzi pensate proprio per non essere troppo alte in direzione del monumento a Volta. Assomigliano a bare? Ognuno può esprimere la sua valutazione, ci mancherebbe. Ma mi è già capitato di lavorare ad altre piazze dove sono state collocate panchine di forma simile quelle posate a Como, senza schienale anch'esse anche se in granito bianco. E oggi vengono apprezzate e utilizzate senza polemiche, per di più senza che nessuno si sia sognato di vandalizzare le strutture come qualcuno teme qui". Sulla forma in sé, l'architetto spiega che "il cassone sotto la seduta serve anche per alloggiare anche il sistema che le illuminerà le panchine con luci a led, che di sera garantiranno un effetto molto bello".

Il concetto di fondo di tutta l'intervista, non rivolto soltanto al tema caldo delle panchine, è comunque quello della poca sostanza dei moltissimi giudizi critici a cantiere non ancora terminato. "Dare giudizi ed esprimere critiche da dietro le transenne mi pare prematuro e fondamentalmente sbagliato - afferma il progettista - Finché lo spazio non si vive, non si sperimenta, non si attraversa è difficile esprimersi. Anzi, non è corretto. Dico di più: è evidente che oggi, a lavori nemmeno finiti, il legno lucido delle sedute, gli arredi verniciati di nuovo e persino la pavimentazione che è comunque destinata a cambiare colore con il tempo, possono sembrare stonati rispetto al contesto storico attorno, presente da decenni se non da secoli. Ma esattamente come alle persone, bisogna dare il tempo di maturare, crescere e cambiare anche alle cose, un concetto che vale esattamente anche per piazza Volta: quando il legno non sarà più così lucido, quando la pavimentazione avrà assunto la colorazione definitiva, quando gli arredi saranno vissuti, e soprattutto quando la gente vivrà quotidianamente lo spazio, l'immagine complessiva cambierà di molto. E allora sono sicuro che i cittadini useranno anche le sedute, le panchine e le apprezzeranno".

beretta-bara-taglioUna risposta indiretta arriva anche alla provocazione realizzata da un collega comasco, l'architetto Sergio Beretta, che pochi giorni fa si è letteralmente sdraiato all'interno delle struttura aperta di una panchina per evocare anche fisicamente il concetto di bara. "Non credo che vi sia bisogno di commenti - afferma Ventura - anche se un addetto ai lavori dovrebbe sapere che uno spazio di questo genere non si vede nella sua completezza nemmeno il giorno dell'inaugurazione ma soltanto dopo qualche tempo ancora. Che un architetto non colga questo aspetto rispetto al cittadino mi lascia un po' perplesso, questo sì".

Infine, un accenno alle critiche piovute in corso d'opera sull'aspetto della piazza: comaschi criticoni o consuetudine che prescinde dalla latitudine. "Devo dire che in questi termini è la prima volta che mi capita, sia per la quantità di giudizi dati a lavori non ancora terminati e anche dal punto di vista giornalistico, dove certi titoli poi sono ciò che restano più di tutto. Mi è capitato altre volte di confrontarmi con le critiche dei commercianti che magari hanno dovuto convivere con le difficoltà di cantieri molto più lunghi e invasivi, ma quello ci sta perché gli esercenti sono effettivamente i primi che subiscono gli effetti dei lavori anche se poi sono i primi a beneficiare degli spazi rigenerati. Ma comunque, critiche e perplessità si mettono in conto, anche se ribadisco che il giudizio dato senza avere lo spazio realmente a disposizione e aperto per la fruizione resta prematuro e in fondo ingiusto. Saranno soltanto i cittadini a dare il significato vero alla piazza quando vi interagiranno, cosa che non può accadere da dietro le transenne".

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