Per Giovanni solidarietà da tutta Italia: "Pronti a pagargli un tetto"

“Voglio incontrare Giovanni per portargli la mia solidarietà. Confermo che c’è la disponibilità del Comune e delle cooperative sociali a poter dialogare per aiutare Giovanni”. La storia di Giovanni, il clochard che ogni mattina si sveglia all’alba...

 

“Voglio incontrare Giovanni per portargli la mia solidarietà. Confermo che c’è la disponibilità del Comune e delle cooperative sociali a poter dialogare per aiutare Giovanni”. La storia di Giovanni, il clochard che ogni mattina si sveglia all’alba per aiutare chi lavora al mercato coperto di Como, ha commosso un po’ tutti. La puntata di mercoledì 6 novembre delle Iene ha attirato l’attenzione anche di Marcello Iantorno, assessore alle Politiche abitative. Ma le attestazioni di solidarietà sono arrivate da tutta Italia attraverso mail, telefonate e messaggi sui nostri social network. Il comico ventriloquo Pietro Ghislandi (nella foto) ha detto di essere "felice di poter regalare un mio spettacolo a Giovanni per donargli il ricavato. La sua storia mi ha commosso tanto". Molte, ovviamente, anche le persone per così dire comuni che si sono dette pronte ad aiutare concretamente il senzatetto, come per esempio Luca, commerciante di 34 anni di Monza: "Posso contribuire con 100-150 euro al mese per pagare l'affitto di una casa a giovanni. Se qualcuno è disposto a unirsi a me possiamo davvero fare qualcosa di concreto. Sono sia un figlio che un padre, non ho potuto fare altro che commuovermi davanti all'intervista delle Iene".

In molti si sono chiesti se le istituzioni o qualche associazione possano intervenire. L'assessore Iantorno ha detto chiaramente di sì: “Ho seguito il servizio trasmesso dalla trasmissione Le Iene con attenzione – ha raccontato Iantorno – Ho colto questo bisogno estremo di Giovanni e la grande solidarietà che ruota attorno a lui”.

“Giovanni ha saputo raccontare con candore e dignità i passaggi della sua vita. Le istituzioni non possono semplicemente registrare queste situazioni ma sono chiamate a intervenire per cercare di fare uscire queste persone da questa condizione di estrema sofferenza”. A Como l’edilizia residenziale pubblica (Erp) assegna case a chi ne fa richiesta ma spesso sono proprio le persone che si trovano in estrema difficoltà a non presentare alcuna domanda, proprio come nel caso di Giovanni. Anche l’assessore alle Politiche sociali Bruno Magatti è intervenuto sulla storia di Giovanni: “Negli uffici dell’assessorato alle Politiche Sociali ogni giorno ci troviamo ad affrontare le diverse povertà che la città nasconde, con risorse a disposizione, oggi notoriamente assai ridotte. La crisi ha acuito e aggravato la realtà, aumentando il numero e le problematiche delle persone sole e in difficoltà. Alcuni anni addietro, io stesso fui tra i promotori di un referendum che chiedeva al Comune di Como l’apertura di un dormitorio per i senza tetto, per tutto l’anno. Il referendum non raggiunse il “quorum” ma oltre 15 mila comaschi dissero che era cosa buona. In molti, tuttavia, paventarono che muovere in quella direzione avrebbe avuto come esito quello di attrarre in città altri sbandati e senza dimora. Oggi la città mette a disposizione, oltre al dormitorio, diverse strutture dedicate alla grave emarginazione, sia per scelta politica sia per la presenza di volontari e di una preziosa tradizione di associazioni per statuto dedicate ad accogliere e accompagnare persone in condizione di povertà. Non manca quindi l’impegno a trovare risposte”. “Fortunatamente – ha aggiunto Magatti - la storia di Giovanni, che le assistenti sociali conoscono bene, certifica anche l’esistenza di atteggiamenti di prossimità e di aiuto “non canonici” ma che, come nel caso raccontato, testimoniano prossimità e non indifferenza”. Sono oltre 500mila euro i soldi investiti dal Comune di Como per affrontare la grave marginalità sociale che riguardano: la gestione del dormitorio in collaborazione con Caritas, i contributi per il servizio Porta Aperta, i contributi all’Ozanam, la gestione del centro di accoglienza di via Conciliazione e infine i contributi erogati direttamente.

Secondo la Caritas i senza tetto a Como sono tra le 150 e le 200 persone che ogni notte si ritrovano a porsi la stessa domanda: dove dormirò stanotte?

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