Martedì, 26 Ottobre 2021
Cronaca

Pd, cresce il fronte interno per non ricandidare Favara e Grieco. Tutti i "ribelli" nel mirino

Allineati sui punti fondamentali che saranno condivisi dal partito e dagli altri gruppi di maggioranza da qui alla fine del mandato oppure la non ricandidatura sarà automatica. Può essere questa la sintesi emersa anche ieri dalla riunione della...

Allineati sui punti fondamentali che saranno condivisi dal partito e dagli altri gruppi di maggioranza da qui alla fine del mandato oppure la non ricandidatura sarà automatica. Può essere questa la sintesi emersa anche ieri dalla riunione della segreteria cittadina del Pd sulle posizioni dei cosiddetti ribelli interni, in particolare i consiglieri Raffaele Grieco e Gioacchino Favara ma estesa nel suo significato ultimativo anche a Guido Rovi e forse a Vito De Feudis.

gioacchino-favaraUn tema ormai antico quello della divisione del gruppo consiliare dem tra l'ala "pretoriana" - ossia in linea pressoché sempre con le direttive di partito e della giunta - e quella degli scontenti. Ieri la questione è riemersa anche nel confronto settimanale della segreteria cittadina del Pd e l'orientamento della maggioranza dei componenti sarebbe stato espresso in maniera chiara per una presa di posizione formale contro i ribelli. Due le strade valutate, soprattutto con riferimento immediato a Grieco e Favara: l'espulsione dal partito (dunque anche dal gruppo a Palazzo Cernezzi) o la mancata ricandidatura nel 2017. La seconda sembra l'opzione più "calda" (e gradita anche ad ampie fette di Como Civica) sebbene non già definitiva a dispetto delle numerose pressioni giunte in tal senso soprattutto dopo la sconfitta in aula su Acsm Agam a partire dal capogruppo Andrea Luppi.

Andrea LuppiL'insofferenza dei pretoriani è ormai al limite: molti consiglieri Pd, ma anche larga fetta della segreteria cittadina, non sarebbero più disposti a convivere con uno spezzone di partito sostanzialmente contrario o comunque sempre critico su ogni provvedimento politico-amministrativo (da Acsm al punto cottura, dalla ricandidatura di Lucini ai cantieri per le piazze e così via). Si vorrebbe, dunque, il pugno di ferro sui contestatori per evitare di trasformare ogni voto in aula in una sorta di Cayenna, visti anche i rapporti tutt'altro che splendenti con Paco Sel e Amo la mia città. Anche perché in questi giorni il Pd e gli alleati a Palazzo Cernezzi si stanno occupando di mettere a punto i puntelli fondamentali per il cosiddetto "patto di fine mandato", ossia una serie di questioni a cui dare la precedenza assoluta nei prossimi 12 mesi di attività amministrativa ma sui quali, dopo opportuna condivisione, non sarà tollerato alcuna uscita in libertà. E se si pensa che nei prossimi mesi in Comune si potrebbero giocare partite quali una decisione definitiva sul futuro della Ticosa, il destino delle paratie, il bilancio (già domani in aula), il piano economico-finanziario per la "nuova" Villa Olmo (dove l'ipotesi di una Fondazione prende corpo) e il nuovo Piano urbano del traffico, si capisce come lo scenario sia delicatissimo, per di più nel momento forse peggiore in assoluto per l'amministrazione Lucini.

aula-consiglio-comunale-1A conti fatti, dunque, il momento è cruciale: senza un riallineamento dei ribelli (non solo nei momenti dei voti consiliari, ma anche come condivisione dei momenti di confronto ed elaborazione politica), questi sarebbero da considerarsi come automaticamente fuori dalle prossime liste del Pd per le comunali nonostante il rischio di perdere a tutti gli effetti due voti in maggioranza. Altrimenti potrebbe nascere una (pur fragile) pax armata tra i due fronti del Pd, destinata a verificare la sua tenuta soltanto sul campo.

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