Domenica, 26 Settembre 2021
Cronaca

Esclusiva paratie-La stroncatura inedita di Anac al Comune. Il parere legale, l'ombra della disfatta

Esiste un documento paradossalmente ancora più duro della delibera Anac dell'8 gennaio scorso circa l'operato del Comune di Como in tema di paratie. E, scherzi del destino, quel documento è stato pagato dalla stessa amministrazione comunale: si...

Esiste un documento paradossalmente ancora più duro della delibera Anac dell'8 gennaio scorso circa l'operato del Comune di Como in tema di paratie. E, scherzi del destino, quel documento è stato pagato dalla stessa amministrazione comunale: si tratta, infatti, del parere dello studio legale Greco-Muscardini di Milano inviato a Palazzo Cernezzi lo scorso 13 giugno. Ebbene, nella seconda parte delle 21 pagine complessive è nero su bianco quello che, almeno indirettamente, appare come uno dei più duri atti d'accusa alla giunta Lucini rispetto alla gestione del cantiere.

E' il paragrafo numero 4 quello su cui bisogna fare attenzione, non casualmente intitolato "Le possibili scelte del Comune" in relazione a due strade su tutte: la risoluzione del contratto in essere con Sacaim a favore di nuovo appalto oppure (come sostenuto strenuamente dal sindaco) tentare ancora una volta di raddrizzare l'opera con una nuova variante, che superi la terza perizia già stroncata da Anac e si conformi ai rilievi di inammissibilità mossi dalla stessa Autorità Anticorruzione.

paratie-19feb16-4Ebbene, gli avvocati milanesi sottolineano subito che "in linea astratta" la prosecuzione del rapporto contrattuale è "condivisibile non solo perché limitativa del contenzioso (con l'impresa, ndr) anche se non preclusiva di iniziative risarcitorie da azionare nei confronti dei soggetti a vario titolo responsabili della situazione di impasse venutasi a creare (così come avvenuto nei confronti degli originari progettisti), ma anche (e soprattutto) perché consente di evitare di dilazionare ulteriormente la ripresa dei lavori". Dunque - "in linea astratta" - i legali appoggiano la volontà del sindaco di tentare ancora la via della perizia di variante, ma questo sostegno, nei passaggi successivi dello scritto, appare come formale più che sostanziale.

ferro-gilardoniSi legge infatti nel prosieguo del parere che, in condivisione con la Regione, "il Comune si è quindi orientato a predisporre un'ulteriore versione (minimale) della variante 3 (del resto mai approvata) che fosse idonea a superare le criticità indicate dalla delibera Anac". Ma poi si scopre che "in tale contesto il Comune ha consegnato ad Anac, nel corso dell'incontro del 15 marzo 2016, la documentazione all'uopo approntata dai tecnici comunali (Ferro e Gilardoni si sarebbero dimessi da Rup e direttore lavori soltanto due settimane dopo, prima degli arresti del primo giugno, ndr), richiamando anche neo introdotti compiti collaborativi di cui è intestataria l'Autorità". E quale fu la risposta? Devastante.

sopralluogo-paratie-7giu15-5Con una nota del 5 maggio successivo, infatti, Anac ha stroncato la mossa di Palazzo Cernezzi in questi termini esatti: "La vigilanza collaborativa è consentita sulla base di un protocollo di intesa di cui il presente procedimento è sprovvisto", aggiungendo che "le finalità collaborative risultano perseguibili soprattutto quando riferite ad appalti che siano ancora da impiantarsi, mentre si attagliano meno a contratti in parte eseguiti e oggetto di contenzioso". Ma non solo, perché oltre alle forti perplessità di metodo seguite da Palazzo Cernezzi pur di proseguire sulla strada delle varianti, Anac sottolinea che un'eventuale riapertura del procedimento chiuso con la famosa delibera di gennaio "richiederebbe la sussistenza di un quid novi che a oggi non risulta comunque dagli atti trasmessi". E ancora, viene sottolineata la perdurante mancata nomina di rup e direttore lavori, garantendo la "disponibilità al confronto non appena fossero stati individuati" dal Comune. Cosa che invece a oggi, 6 luglio 2016, non è mai avvenuta.

cantiere-paratie-panoramicaDi fronte a questa Caporetto sul fronte della prosecuzione sulla strada della perizia di variante e del possibile sostegno nell'iter da parte di Anac, lo studio Greco-Muscardini evidenzia che "occorre necessariamente considerare anche le ipotesi di scioglimento del contratto stesso". Ma qui emerge un altro potenziale grave errore commesso dal Comune. Perché i legali affrontano subito l'ipotesi della "risoluzione per grave inadempimento", evidenziando che "se ve ne fossero i presupposti, sarebbe senza dubbio la strada da percorrere anche perché in grado di recuperare in forma risarcitoria tutti i danni subiti (anche in ordine ai ritardi registrati nell'esecuzione dell'opera), senza il rischio di dover riconoscere all'appaltatore il danno da lucro cessato per l'anticipata chiusura del rapporto contrattuale".

palazzo-cernezzi-2Insomma, questa via sarebbe quella in grado di evitare molti rischi per il Comune e per le sue casse. Ma qui, gli avvocati incaricati dal Comune rilevano come "non solo non sia mai stata attivata la procedura, ma non ci risulta nemmeno che siano state avanzate rilevanti contestazioni in ordine all'operato dell'impresa pur nel lungo arco temporale di pendenza del rapporto contrattuale. Il che, anche se non preclude la risoluzione ("per grave inadempimento"), certo la complica notevolmente perché dà per presupposto il convincimento che non ci fossero gravi inadempimenti da parte dell'impresa". Come a dire: in 8 anni di cantiere, dei quali la stragrande maggioranza con i lavori fermi, il Comune non ha praticamente sollevato alcuna eccezione a Sacaim, mettendosi ora in una posizione difficile anche sul fronte legale e risarcitorio in un eventuale contenzioso e nel frattempo accumulando anni di fermo cantiere e ricevendo dall'azienda una richiesta di riserve per circa 11 milioni di euro.

E non è finita, perché gli avvocati milanesi - tenendo presente che scrissero a inizio giugno - ai tempi sottolineavano pure che, nel caso si propendesse comunque per questa strada, "la complessità di tale istruttoria conferma l'urgenza della nomina di nuovi tecnici, anche sollecitando la Regione a un pronto intervento. La loro presenza è infatti indispensabile per poter dare corso alla procedura". Quelle nomine, come noto, non sono mai avvenute.

Solo a questo punto il parere legale torna allora a suggerire al Comune di "non abbandonare comunque la soluzione della variante", "sia per quanto concerne la sua fattibilità, sia per quel che concerne la risoluzione", così da non precludersi a priori alcuna strada in futuro. ????????????????????????????????????La sensazione, però, è che domattina, quando in Regione Lombardia i tecnici comunali, regionali, della Struttura di Missione di Palazzo Chigi e dell'Autorità di Bacino si riuniranno per prendere una decisione finale sulla strada da intraprendere, l'insistenza sulla via delle varianti abbia nessuna possibilità o quasi di essere accolta. E che, anzi, il percorso della risoluzione del contratto in essere - con l'incombenza dello scioglimento del rapporto che materialmente dovrebbe rimanere nelle mani del Comune, con gli enormi rischi legali ed economici connessi - sia quella nettamente con maggiori chanches di diventare realtà, sebbene al costo sicuro di un contenzioso lungo anni con Sacaim. Nel frattempo, però, l'indizione di una nuova gara forse sulla base della seconda perizia messa a punto ai suoi tempi dalla giunta Bruni - e con il pallino probabilmente destinato a passare totalmente nelle mani della Regione - potrebbe avviare l'iter affinché (a 2017 inoltrato) sul lungolago ricompaiano mezzi e operai. Uno scenario che se si verificasse in questi termini avrebbe certamente il pregio di aprire uno spiraglio (sebbene su tempi lunghi) per la restituzione del lungolago ai comaschi, ma per Palazzo Cernezzi suonerebbe complessivamente come una disfatta o quasi.

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