Paratie, lo schiaffo di Maroni a Salvini: "Fermare tutto? Danno erariale e sconfitta politica"

Sì, è vero, nel documento diffuso dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, c'è anche un po' di campagna elettorale spicciola quando si legge la comprensione per "l'irritazione e l'insofferenza dei comaschi" per quel disastro...

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Sì, è vero, nel documento diffuso dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, c'è anche un po' di campagna elettorale spicciola quando si legge la comprensione per "l'irritazione e l'insofferenza dei comaschi" per quel disastro chiamato paratie, aggiungendo che il ritardo sulla tabella di marcia è "incredibile, ingiustificabile ed insostenibile", imputabile a "soggetti diversi e tra questi anche il Comune di Como". Ed è anche vero che il numero uno del Pirellone finge di fare la faccia feroce nei confronti del sindaco di Como, Mario Lucini, quando mette nero su bianco che ora è venuto il momento "che tutte le scadenze relative al cantiere siano osservate al secondo, senza più proroghe, slittamenti, annunci e date ritirate".

salvini-vanotti-2Ma la verità è un'altra e peraltro non potrebbe essere altrimenti visto che i tecnici di Maroni, la giunta di Maroni e per primo lo stesso Maroni hanno foraggiato con circa 8 milioni di euro la terza perizia di variante sul progetto paratie (e quasi la metà dei 33 totali) e ne hanno condiviso ogni singolo e millimetrico passaggio tecnico. E quella verità è che il presidente della Regione oggi sferra uno schiaffo sonoro al leader maximo del Carroccio, Matteo Salvini, che poche settimane fa se ne era uscito su Facebook invocando uno stop immediato (e del tutto irrealistico, ndr) a qualsiasi prosecuzione dei lavori in questi termini: "Restituiamo velocemente ai comaschi il lago più bello del mondo, sono già stati fatti abbastanza errori, perseverare sarebbe diabolico! La Lega in Regione ha fatto tutto il possibile, ma è inutile, e il sindaco di Como non ne azzecca una. Tra il rischio di sprecare altre decine di milioni di euro o fermarsi qui limitando i danni io firmerei per la seconda ipotesi. Ridateci il lago".

sopralluogo-paratie-7giu15-4Ebbene, la risposta di Maroni è stata letteralmente questa: "Esiste una sola ipotesi, ed è quella del completamento. Fermare i lavori a metà non è solo un danno erariale vero e proprio (e a chi toccherebbe rifonderlo?), ma sarebbe la dichiarazione della sconfitta totale e definitiva delle istituzioni, delle imprese, della società, della cultura lombarda che è la cultura del fare, non dell'abbandonare e ritirarsi". Insomma, una sportellata vera e propria a Salvini e alla sua soluzione facile, rincarata da un secondo passo della lettera diffusa dal numero uno del Pirellone: "L'insofferenza degli abitanti e degli operatori economici, del turismo in particolare, per un cantiere collocato in un punto tra i più belli della città e che si trascina da anni in una sospensione dei lavori infinita è perfettamente condivisibile e comprensibile. Ma la medicina si chiama completamento dei lavori, non abbandono e ritirata".

"L’attuale fase di verifica da parte dell’Anticorruzione – aggiunge Maroni – è un atto previsto dalla legge, che avrà la sua conclusione confido in tempi rapidi, e che consegnerà al Comune tutti gli elementi per approvare definitivamente e rapidamente la perizia di variante, nonché per decidere sulle gare d’appalto per l’affidamento dei nuovi lavori. ". Segue - come già detto - l'invito a decidere cose che, però, nel momento specifico il sindaco di Como non può decidere fino a che il procedimento dell'Anticorruzione non sarà chiuso fino in fondo (le controdeduzioni partiranno da Palazzo Cernezzi entro il 7 settembre, poi si avrà il responso finale da Roma).

Insomma, volendo brutalizzare i concetti, tra Salvini e Lucini, Maroni ha scelto Lucini. O forse, più che altro, ha scelto di salvare anche se stesso da soluzioni buone al bar ma che - essendo la Regione corresponsabile del disastro del lungolago tanto quanto il Comune - nei fatti sono irrealizzabili e superficiali.

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