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Ore 21, "montagne di rifiuti" in piazza De Gasperi. Non sono io il salvatore

Quando è giunta in redazione (a dire il vero stavo facendo l'aperitivo in un pub) pensavo si trattasse di una di quelle segnalazioni "esagerate". Capita, a volte, di essere contattati da un lettore che ti espone un problema come se fosse il...

Quando è giunta in redazione (a dire il vero stavo facendo l'aperitivo in un pub) pensavo si trattasse di una di quelle segnalazioni "esagerate". Capita, a volte, di essere contattati da un lettore che ti espone un problema come se fosse il peggiore del mondo. Magari per lui lo è davvero, ma noi giornalisti dobbiamo operare delle scelte, soppesare la segnalazione, verificarla e talvolta scartarla, perché della piastrella fuori posto o del marciapiede invaso dalle erbacce in quella piccola strada di periferia alla gran parte dei nostri lettori può non interessare. Comunque, dicevo, mi è squillato il telefono mentre sorseggiavo un drink. La voce dall'altra parte mi parla di "montagne di rifiuti in piazza De Gasperi". Solita esagerazione? Può essere. Di gente che si lamenta per un niente ce n'è tanta. Ho ringraziato il lettore e ho continuato il mio tardo aperitivo. Già, molto tardo, visto che erano quasi le 21. Ma è proprio guardando l'orario che ho cominciato a riflettere. E se ci fossero davvero montagne di rifiuti in piazza De Gasperi alle 21 di sera mentre la gente cena all'aperto comodamente seduta ai tavolini che l'amministrazione comunale ha concesso ai locali della piazza in sostituzione dei posteggi blu? Alla fine non ce l'ho fatta. Ho salutato i miei compagni di aperitivo e sono volato dall'altra parte della città per vedere con i miei occhi le leggendarie montagne di rifiuti. Arrivo poco dopo le 21 in viale Geno e mentre mi avvicino alla piazza comincio a pensare davvero che "anche questa volta la solita segnalazione esagerata mi ha rovinato un altro momento di relax". E così giunto in piazza De Gasperi giro a destra per prendere via Coloniola e tornare da dove ero venuto. Ed eccole, lì, alte e lunghe. Altro che montagne. Quella erano Alpi di spazzatura. Una maleodorante (credetemi) catena montuosa fatta di sacchi. Esco dall'auto con il cellulare in mano e subito vengo riconosciuto come giornalista. Vengo accolto quasi come un eroe da un paio di camerieri e qualche cliente dei ristoranti. Mi esortano a scattare foto, a documentare "questo schifo". "Scrivi, scrivi che qui è uno schifo, vacci giù pesante!". Pesante quanto? Del resto cosa posso mai fare io, umile giornalista di città. A Quicomo siamo quattro gatti a lavorare, anzi tre. Siamo un piccolo giornale. Forse dovreste chiamare La Provincia. Quello sì che è un giornale come si deve, una vera corazzata. Con le sue iniziative può davvero smuovere le montagne, anche quelle fatte di spazzatura. Sono riusciti a fare (quasi) ripartire il cantiere del lungolago e hanno salvato Como, ma che dico, l'intera Lombardia dal diabolico progetto di smembramento in cantoni voluto da Maroni. Vuoi che non riescano a risolvere un problema così banale come qualche quintalata di spazzatura nelle zone turistiche all'ora di cena? Io nel mio piccolo non posso fare altro che dare seguito alla segnalazione del lettore e pubblicare questo semplice reportage fotografico. Ma sono convinto che al quotidiano di via Paoli potranno fare molto di più. Il direttore in un suo editoriale (mi pare quello di domenica) ha fatto ben intendere che loro possono fare il bello e il cattivo tempo, perché sono una vera potenza dell'informazione. Spero che questa loro forza la usino per trasformare anche qualche piccolo problema in grandi battaglie in modo che chi di dovere trovi una soluzione. Ho saputo che il nostro lettore ha fatto la medesima segnalazione anche a La Provincia. Dunque, forza! E' solo questione di giorni.

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