Opposizione e ribelli di maggioranza: contatti per la mozione di sfiducia a Lucini

Sono partiti i tentativi per la spallata politica al sindaco Mario Lucini e alla giunta. Un'iniziativa ancora embrionale, non definita nel suo reale perimetro, ma sicuramente avviata tra contatti, consultazioni più o meno formali, primi conteggi...

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lucini-fascia-tricolore-2Sono partiti i tentativi per la spallata politica al sindaco Mario Lucini e alla giunta. Un'iniziativa ancora embrionale, non definita nel suo reale perimetro, ma sicuramente avviata tra contatti, consultazioni più o meno formali, primi conteggi dei voti disponibili almeno a livello teorico. Di sicuro i primi tentativi di imbastire una mozione di sfiducia per il sindaco Mario Lucini sono stati già vagliati da alcuni esponenti dell'opposizione, anche se tutti sembrano restii a dare dettagli o indicazioni più precise sull'eventuale road-map verso la prova muscolare in aula. Senza dubbio, però, i gruppi di centrodestra hanno già ipotizzato la presentazione di una mozione di sfiducia a Lucini e sullo stesso cammino si è instradato autonomamente anche il consigliere Alessandro Rapinese. Ipotizzabile - per non dire pressoché certo - che se l'opzione venisse ritenuta perseguibile, le strade siano destinate a incrociarsi per un'iniziativa unica. Da condividere con chi altri?

roberta-marzorati-14dic15L'obiettivo ovviamente - e anche inevitabilmente - è radunare attorno a un documento condiviso tutti i gruppi di opposizione: dai Cinque Stelle a Ncd, dai consiglieri Scopelliti e Cenetiempo del Gruppo Misto a Fratelli d'Italia, dalla Lega a Forza Italia e Adesso Como. Unica incognita - secondo quanto è stato possibile ricostruire - sarebbe la Lista per Como rappresentata in consiglio da Roberta Marzorati, raramente schierata in aperta contrapposizione al centrosinistra. Ma, come noto, i 12 (o 11, senza Marzorati) consiglieri dei gruppi di opposizione non basterebbero né per presentare formalmente il documento e farlo iscrivere all'ordine del giorno del consiglio (servono 13 firme), né tantomeno per approvarlo (con l'aula a ranghi completi servono 17 voti per la certezza assoluta di approvare un documento).

E allora, ecco il tentativo - nemmeno impossibile - di coinvolgere nel progetto anche i consiglieri da tempo meno in sintonia con la maggioranza (Gioacchino Favara e Raffaele Grieco nel Pd, ad esempio) o addirittura usciti dalla coalizione del 2012 (Eva Cariboni). Così i voti potenziali a sostegno della sfiducia salirebbero a 14 o 15, numeri che ancora non basterebbero per raggiungere la soglia necessaria per l'approvazione. E dunque - scartando a priori che tra i pretoriani del Pd o nel monoblocco di Como Civica si insinuino dubbi o incertezze sulla prosecuzione del mandato - ecco che a fare da vero ago della bilancia potrebbero essere i due consiglieri di Paco Sel, Luigino Nessi e Celeste Grossi. I quali da tempo confidano di considerare finita l'esperienza della giunta Lucini, non di rado con posizioni più dure dell'assessore di riferimento, Bruno Magatti. Ma da qui a vederli pronunciare il voto favorevole a una mozione che farebbe decadere un anno prima del voto i primi sindaco e giunta di centrosinistra dopo lustri e lustri, oltre che ovviamente il consiglio comunale, il passo sembra ancora lunghissimo. Già meno, forse, quello verso un'ipotetica astensione.

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