Le mani della ‘Ndrangheta sui rifiuti: l'indagine partita da una discarica in provincia di Como

Ramificazioni in 6 regioni, dalla Lombardia alla Calabria

L'indagine della Guardia di Finanza di Milano si è conclusa ieri, 13 luglio, con l'arresto di Paolo Efrem, consigliere comunale a Busto Arsizio, che avrebbe secondo il gip Sara Cipolla emesso 100mila euro in fatture false: soldi poi finiti in mano alla cosca della ‘Ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo. Ma non è l'unico arrestato, ci sono altre 4 persone raggiunte dall'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di estorsione ed emissione di false fatture con l'aggravante del metodo mafioso.
Si tratta di una nuova trans della stessa indagine che nel 2019 aveva portato all'arresto per traffico illecito di rifiuti 11 persone e al sequestro di circa un milione e mezzo di euro. Una società che operava in un primo momento nel settore dei trasporti e poi in quello dei rifiuti e che gestiva in particolare un impianto di trattamento a La Guzza – un rione nel comune di Casnate Con Bernate - avrebbe per lungo tempo accettato infiltrazioni da parte di soggetti legati appunto alla falange della ‘Ndrangheta che operava fra Legnano e Lonate Pozzolo. Proprio l'arresto dell’imprenditore, che ha deciso di collaborare con gli inquirenti, avrebbe permesso di ricostruire una serie di illeciti perpetrati tra il 2014 e il 2018 nel quale l'imprenditore dice di essere stato costretto a favori di vario tipo, non soltanto cessione di denaro ma anche assunzioni di persone ben volute dalla cosca. Ma per quanto riguarda il passaggio di denaro, il metodo era quello delle false fatture, esattamente come per gli arresti avvenuti ieri.

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