'Ndrangheta a Cantù: 9 arresti. Spadroneggiavano nei bar della piazza

Tutto ha inizio con un raid alla discoteca Spazio

Cantù il territorio limitrofo sono al centro della maxi operazione anti 'Ndrangheta condotte in sinergia dalle Procure di Milano, Monza e Brianza e dalla Procura distrettuale anti mafia. I rapporti tra droga, corruzione e politica individuati dagli investigatori sono complessi e si estendono attraverso tre province, con legami che portano direttamente in Calabria. 

Il raid alla discoteca Spazio

Per quantoi riguarda la parte di indagini relative al Comasco e, più precisamente, all'area canturina e marianese, bisogna dire che le indagini sono scattate nell'ottobre del 2015 all’indomani di una serie di episodi violenti che hanno interessato il centro cittadino di Cantù e che hanno destato un forte allarme sociale nella popolazione.

In particolare gli investigatori hanno acquisito elementi importanti mmediatamente dopo gli eventi che portarono, il 4 ottobre di quell’anno, ad un raid all’interno della Discoteca “Spazio” di Cantù, organizzato da un gruppo di personaggi originari della Provincia di Reggio Calabria e legati da stretti vincoli di parentela con una delle più potenti famiglie della ‘ndrangheta, quella dei “Morabito”
di Africo (Reggio Calabria). In quell'occasione vennero devastati il mobilio e le attrezzature, e aggredite alcune persone presenti nel locale. Mentre gli addetti alla sicurezza mantennero un atteggiamento cauto L. M., noto personaggio legato alla locale di Mariano Comense, reagì con determinazione, mettendo alla porta gli esagitati e ferendone uno alla con un oggetto contundente.

L'inzio della violenza a Cantù

Quello che, in un primo momento, all’occhio della cittadinanza, poteva apparire come uno dei frequenti episodi di violenza che accadono nelle discoteche, si rivelò presto un fatto ben più grave ed assolutamente significativo. Il 10 ottobre successivo, infatti, L. M. venne pubblicamente “gambizzato” a colpi di pistola all’esterno di un locale situato in via Al Monte a Cantù, proprio mentre si trovava in compagnia, al termine della giornata lavorativa, dei dipendenti della discoteca Spazio e degli addetti alla sicurezza, colpevole di aver osato contrapporsi a personaggi appartenenti alla famiglia “Morabito” di Africo.
Ben conoscendo gli equilibri criminali della zona, per gli investigatori questi fatti rappresentarono un importante segnale: alcuni personaggi appartenenti e contigui al ramo della famiglia “Morabito”, direttamente discendente dal noto Morabito Giuseppe, classe 1934, alias “Tiradritto”, pur rispettando la suddivisione territoriale delle Locali di ‘ndrangheta, stavanotentando, con metodi sicuramente meno prudenti di quelli sinora adottati dai familiari del vecchio boss e più simili a quelli utilizzati in Calabria, di assumere in seno alla Locale di Mariano Comense un ruolo di maggior rilievo.

Piazza Garibaldi sotto assedio

Nella discoteca “Spazio” presero piede gli uomini che oggi risultano indagati nell'ambito dell'inchiesta denominata Ignoto 23: si comportavano da veri e propri conquistatori: entravano a qualsiasi orario senza pagare le consumazioni, provocando risse e disordini, con il chiaro scopo di dimostrare pubblicamente la loro supremazia sul territorio. Il gruppo criminale in questione giunse, ben presto, a sottomettere gli addetti alla sicurezza ed a decidere, addirittura, chi potesse o meno accedere al locale.
L’azione dei nuovi soggetti “subentrati”, a dimostrazione dell’esistenza di un piano preordinato e ben strutturato, perfettamente in linea con le modalità tipicamente utilizzate dalla criminalità organizzata per assumere il controllo del territorio, non si limitò a prendere di mira la sola discoteca Spazio. Contestualmente, come è ben noto alla cittadinanza ed agli organi di stampa che, al
riguardo, hanno diffusamente scritto, sulla piazza Garibaldi di Cantù ebbe inizio una serie interminabile di risse e di atti intimidatori che portò il gruppo criminale ad estendere la propria fama a tutti i locali della piazza, alla popolazione e, più in generale, nei territori della provincia ed in quelle limitrofe. Sino all’estate del 2016, il gruppo calabrese poteva entrare in qualsiasi locale della piazza senza pagare le consumazioni e facendo da padrone, terrorizzando i proprietari che, nella maggior parte dei casi, preferivano assecondare in silenzio il gruppo criminale.

L'elenco delle risse

In quel periodo, solo per fare un esempio, tenuto conto che molti episodi, per timore, non sono stati neppure denunciati, si sono verificati i seguenti eventi violenti che ben aiutano a comprendere il clima venutosi a creare: il 15 ottobre 2015, il titolare del Bar Commercio, situato in Piazza Garibaldi, rinvenne, alla chiusura del locale, sul tettuccio della sua macchina, un proiettile calibro 9; il 26 novembre 2015 un passante, a bordo della sua autovettura, dopo aver avuto un diverbio verbale con il gruppo di calabresi che ingombrava prepotentemente la strada impedendo il passaggio dei veicoli, venne fatto segno di vari colpi di pistola esplosi al suo indirizzo che attinsero la carrozzeria della macchina senza ferirlo; il 10 gennaio 2016, all’esterno della discoteca “Spazio Renoir”, avvenne una grossa rissa, con feriti, tra alcuni giovani avventori che vennero senza motivo provocati da un gruppo di persone risultate poi essere gli stessi indagati; il 15 gennaio 2016, il gestore della discoteca “Spazio Renoir” denunciò che ignoti avevano incendiato con una “molotov” l’insegna del locale; il 31 gennaio 2016, avvenne un’altra rissa all’interno del locale tra il gruppo di
delinquenti e alcuni ragazzi, presi di mira e provocati senza alcun motivo.

Il ferimento di Andrea Giacalone

Tra gli arrestati e indagati canturini nell'ambito della maxi operazione di martedì 26 settembre 2017 c'è anche il giovane che il 4 agosto del 2016 ha sparato due colpi di fucile a canne mozze ferendo gravemente Andrea Giacalone, un barista di Cantù. L'episodio si era consumato nei pressi della piazza Garibaldi, più precisamente in via Corbetta, di fronte al locale pubblico “Grill House” (uno dei locali presi di mira dagli indagati), alla presenza di numerose persone. E' stato accertato che il motivo del tentato omicidio era stato causato da dissidi per motivi passionali. Il giovane che ha sparato proprio in quel periodo stava affermando la
propria supremazia territoriale, non poteva dunque permettere che qualcuno potesse insidiare pubblicamente la propria compagna. Ha deciso, così, di infliggere pubblicamente la punizione al suo contendente nel modo più plateale e con stile inequivocabilmente mafioso.

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