In aumento i morti sul lavoro in Lombardia: 97 casi da gennaio 2019. Il dato nel Comasco

La Cisl dei Laghi chiede maggiori controlli sul rispetto delle norme antinfortunistiche

In costante aumento gli incidenti mortali sul lavoro in Lombardia: da gennaio a luglio 2019 l’Inail ha rilevato 88 denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale. A questi si devono sommare i 9 morti per infortunio sul lavoro del mese di agosto registrati dalle Ats (ex Asl) lombarde. In provincia di Como, nello stesso periodo, i morti sul lavoro sono stati 2, contro i 3 del gennaio-luglio 2018.

“La Lombardia è la sola regione del Nord Italia, insieme alla provincia autonoma di Bolzano, che rileva un dato infortunistico con esito mortale in aumento rispetto allo stesso periodo del 2018, quando le denunce all'Inail sono state 83", sottolinea la Cisl dei Laghi.

Sempre secondo i dati diffusi dal sindacato, le denunce di infortunio sul lavoro (con esito non mortale) in Lombardia (in occasione di lavoro e in itinere) nei primi sette mesi del 2019 hanno registrato invece una modesta flessione: 71.444 casi, rispetto ai 71.681 dello stesso periodo 2018. In provincia di Como, però, si è assistito nello stesso periodo a un aumento, passando dalle 3.387 denunce del periodo gennaio-luglio 2018 alle 3.435 denunce del periodo gennaio-luglio 2019.
Aumentano in Lombardia anche le denunce di malattia professionale: da gennaio a luglio 2019 le denunce sono state 2.625, contro le 2.554 dello stesso periodo del 2018.

“Siamo ormai dal 2017 in presenza di un andamento degli indicatori di salute e sicurezza nel lavoro in chiaro peggioramento - prosegue la Cisl dei Laghi -. Ancora non vediamo un cambiamento di passo nella risposta delle istituzioni, che pure hanno la responsabilità di intervenire per garantire un lavoro sano e sicuro”.
La prima azione da fare, secondo la Cisl, è il rafforzamento delle attività ispettive e di controllo sul rispetto delle norme antinfortunistiche, per promuovere una diffusa cultura della prevenzione e una migliore gestione dei rischi nel lavoro. Ma a questo fine bisogna mettere i Servizi di Prevenzione delle Ats, cui compete l’attività di vigilanza nelle aziende, nella condizione di maggiore operatività, aumentando le dotazioni organiche attuali che già scontano negli ultimi anni forti riduzioni del personale per pensionamenti e mancanza di turn-over.

Non mancano le risorse finanziarie per fare questo: ogni anno Regione Lombardia recupera circa 8 milioni di sanzioni che obbligatoriamente la legge vuole siano impegnate nell’attività di prevenzione.
"Queste ingenti risorse devono servire ad assicurare un’azione di prevenzione e controllo adeguata alle tendenze in atto - continua la Cisl -. I controlli annuali che attualmente si riescono a fare su 29mila aziende rispetto alle 480mila in Lombardia non bastano. Assumere, peraltro con fatica (perché con contratti a tempo determinato di 12 o 18 mesi e senza alcuna garanzia di stabilizzazione), come deciso con il programma straordinario triennale del 2018, 45 tecnici della prevenzione per controllare mille aziende in più, non è sufficiente”.
La Cisl chiede quindi alla Regione e alle istituzioni competenti un impegno più concreto e responsabile per contrastare quelli che definisce "gli effetti infausti di un evidente e diffuso abbassamento della guardia in materia di salute e sicurezza sul lavoro".

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