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Minonzio scomunica la Como "complottista". Eppure c'è vita anche oltre le cartoline

E' davvero un editoriale da staccare e conservare quello con cui oggi il direttore de "La Provincia", Diego Minonzio, probabilmente ebbro del successo che i suoi cronisti - ideatori e realizzatori delle cartoline sul lungolago assieme a un esterno...

E' davvero un editoriale da staccare e conservare quello con cui oggi il direttore de "La Provincia", Diego Minonzio, probabilmente ebbro del successo che i suoi cronisti - ideatori e realizzatori delle cartoline sul lungolago assieme a un esterno, Pierpaolo Perretta - hanno consegnato alla testata, propone dalle colonne papali del giornale.

In un sol colpo il direttorissimo, smaltito il pescetto piluccato con Nicola Molteni e Alessandro Fermi il giorno prima del cannoneggiamento, prende a schiaffi la parte ignorante dei comaschi che sommessamente si è permessa qualche domanda sulle possibili ricadute sia pratiche che politiche della mastodontica campagna in atto, tira qualche calcetto negli stinchi a chi (come noi, ad esempio) per non giocare soltanto in difesa rispetto all'indubbio successo delle cartoline ha tentato di proporre qualcosa di diverso ai propri umili 4 lettori, bolla chiunque non abbia abbassato le mutande per far passare il furgone di via Paoli diretto a Roma come sorta di reietto e subumano, e riesce persino (autentico capolavoro) a tirare le orecchie ai suoi cronisti con un passaggio che, specialmente in questi giorni di successo, suona stonato nella descrizione dei colleghi come un piccolo esercito di pance piene e svogliate accatastate sulle scrivanie di Camerlata ("grazie a redattori e collaboratori che, quando si ricordano quanto sia bello fare i cronisti, sanno lavorare in modo straordinario", è il passaggio dell'editoriale quantomeno ingeneroso).

como-panorama-dallaltoPiccole faide interne a parte, l'anatema domenicale di Diego Minonzio parte dalla constatazione che pur essendo Como una città fantastica non è un luogo comunque perfetto perché "pullula di svariati scienziati e cervelloni" che passano il tempo ad elucubrare e alzare il sopracciglio, moraleggianti, tromboneggianti e sermoneggianti, per capire - sorta di parassiti del pensiero - se questa campagna pro lungolago possa nel contempo cambiare equilibri, spostare assi politici, favorire alcune personalità a discapito di altre. Ma no, secondo Minonzio dovremmo prendere le cartoline e mangiarne tutti, fare quello in memoria di lui e del suo giornale in segno di obbedienza e fedeltà, e nessuno dovrebbe azzardare alcuna analisi su come una campagna del genere risulti pure una evidente stroncatura dei governanti in carica a Palazzo Cernezzi, a Milano e a Roma (per di più a un anno dal voto). Oppure su come, per molti aspetti, il rapporto diretto con il leader che tentano di innescare le cartoline suoni come una frustata anche a quelle classi dirigenti locali che delle paratie modello Lucini sposarono ogni sillaba 4 anni fa e che pure - specialmente nelle melliflue pagine di economia del quotidiano - ogni giorno vengono celebrate come eserciti di Steve Jobs al missoltino.

Matteo Renzi a Como (fotogallery by Fabrizio Comerio)Tralasciando le venature surrealiste sul giornale "che non fa politica" e alcuni incisi autocelebrativi, vi è poi un lungo passaggio in cui sembra chiara la volontà di sbeffeggiare tutti coloro che in questi giorni, anche senza cartoline - perché, comunque, si sopravvive dignitosamente anche senza, pare - sta comunque occupandosi della vicenda paratie su altri fronti. E non certo per disconoscere l'apprezzamento di cui ha goduto l'iniziativa, bensì per offrire comunque qualcosa di più e di altro, in sordina. Eppure niente, nessuna pietà nemmeno per chi questo lo fa giornalisticamente, dando conto che c'è vita attorno al lungolago anche se a Minonzio non piace e che a Roma tra poche ore si troveranno comunque allo stesso tavolo il sindaco, il presidente della Regione, i due deputati Pd comaschi, il direttore della Struttura per le infrastrutture idriche che dipende direttamente da Matteo Renzi e pure il presidente dell'Anac Raffaele Cantone che pure il direttore de "La Provincia" accosta - assieme agli altri - "al dottor Azzeccagarbugli e a Mastro Ciliegia". E non basta, perché dopo aver liquidato chiunque non si pieghi all'unica logica possibile che le cartoline salveranno il mondo e tenta comunque di dar conto degli incontri tra chi per ruolo o per forza del lungolago si deve occupare, il direttorissimo archivia così chi propone letture e narrazioni alternative del momento: "Questo è il livello del dibattito. Ma sono ragazzi, bisogna avere pazienza...".

lucini-fascia-tricolore-2Ma se fin qui, al di là qualche sprazzo vagamente totalitario, il tema forse è stato più quello del buongusto che altro, la chiusura è da consegnare ai posteri. Infatti, dopo aver sbertucciato chi analizzava i riflessi politici dell'iniziativa del giornale, dopo aver preso per il naso chiunque abbia espresso un'analisi che andasse oltre il tatuaggio delle cartoline sulla fronte e dopo aver rivendicato testualmente che "La Provincia non fa politica", questa è la chiusa dell'invettiva sul quotidiano di oggi, legata alle risposte che dovrà tassativamente dare Matteo Renzi in persona e nessun altro alle cartoline in arrivo a Roma: "I comaschi sanno molto bene come comportarsi in caso di risposta negativa o di un'altra presa in giro. Già a partire dalla prossima primavera". Quando a Como si voterà sulla riconferma del sindaco Lucini e del governo cittadino a trazione Pd. Ma "La Provincia" non fa politica e le cartoline non sono (anche) un'azione politica, bifolchi.

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