Cronaca

Il "forforoso" editoriale di Minonzio contro tutti (suoi cronisti inclusi). In alto gli Spritz

Negli ultimi tempi ci è capitato - mi è capitato, inutile usare generici plurali - di dedicare molto inchiostro virtuale alle vicende interne ed esterne del quotidiano "la Provincia". E' accaduto nel primo caso quando nel dicembre 2014 raccontammo...

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minonzio-primo-pianoNegli ultimi tempi ci è capitato - mi è capitato, inutile usare generici plurali - di dedicare molto inchiostro virtuale alle vicende interne ed esterne del quotidiano "la Provincia". E' accaduto nel primo caso quando nel dicembre 2014 raccontammo che la redazione di via Paoli, con 26 voti a favore e solo 9 contrari sfiduciò il direttore Diego Minonzio, o quando, più recentemente, lo stesso capo del giornale ha siglato una sorta di riappacificazione politico-giornalistica con i vertici del centrodestra comasco. Nel secondo caso è capitato ogni volta che ci siamo occupati di analizzare pubbliche campagne giornalistiche del quotidiano, a partire ovviamente da quella delle cartoline. Perché tanta attenzione verso quel giornale? Solo baruffe tra l'irriverente gozzo online e la mastodontica corazzata cartacea? Civetterie da casta? No, anche se legittimamente qualcuno potrà anche chiudere in quel recinto la vicenda senza troppi torti. La realtà, però, è un'altra.

edicolante-maloreE, almeno per quanto riguarda il sottoscritto, ha una radice che forse sorprenderà qualcuno in via Pasquale Paoli, ma si chiama rispetto. Quello che, almeno a Como, per chi tenta di svolgere questo mestiere, si deve a un giornale dalla storia ultracentenaria, che come nessun altro ha raccontato la vita di un territorio e dei suoi volti, e che alla mattina resta riferimento inevitabile per una qualsiasi "competizione" in ambito professionale o anche semplicemente per avere tutte le notizie di Como e provincia assieme a caffè e brioche. Con qualche effetto curioso, peraltro, visto che talvolta noi per primi ci troviamo a mantenere viva una deferenza verso la testata in sé, intesa come faraonico blocco di 80 pagine e più, che in molti cittadini in realtà non esiste più da anni e che sarebbe forse più giusto ridurre e calare, semmai, sul nucleo di grandi firme che ne anima le singole pagine piuttosto che su un passato destinato a non tornare.

paratie2Questa non è superbia, né mancanza di deferenza. E', semmai, il contrario: eccessiva modestia di chi questo giornale online, Quicomo, l'ha fondato quando trasportare le penne su pc era ancora un deserto costellato di teschi e cactus letali e che ogni mese è una realtà giornalistica di riferimento per centinaia di migliaia di persone che magari non abbandoneranno mai "la Provincia" ma che l'hanno come minimo affiancata e forse in qualche caso sostituita con il piratesco gozzo digitale. Questo per dire che il quotidiano di via Paoli resta ancora autentico riferimento per chi fa o chi cerca giornalismo oggi sul Lario. Ma è "un" riferimento - il principale - e non più "il" riferimento indiscusso e indiscutibile. E infatti non sono pochi - svariate migliaia, stando ai numeri che non mentono - i comaschi che, prima di tutto grazie al proprio spirito critico e poi sostenuti da alcuni nostri articoli, hanno smesso di credere all'insostenibile forzatura del direttore de la Provincia capace di accostare il pur ottimo successo iniziale della campagna delle cartoline per il lungolago ad arresti, crisi politiche, interventi governativi, nuove madrine altolocate e fantozziani docu-film nel tentativo di ricondurre ai rettangolini cartacei il merito di qualsiasi cosa accada o - siamo alle comiche - che sia persino accaduta prima dell'iniziativa in relazione alle paratie. E qui veniamo al perché "vero" di questo ennesimo articolo sul giornale.

Non sarà infatti sfuggito ai più attenti, stamane, l'editoriale vergato da Diego Minonzio e in particolare il lungo paragrafo-manganello finale, condito - tra sprazzi di rancore - dall'immancabile aggettivo "forforoso", vero must dei suoi domenicali. Ebbene, fatto uno shampoo per sentirci almeno in pace con la coscienza, risulta davvero difficile non spendere qualche altra riga sull'ennesima rampogna rifilata (senza mai nominare gli interessati, vero vulnus di questi continui sfoghi cartacei) ad Alessandro Rapinese (che, dopo essere stato accusato una quindicina di giorni fa di leggere la Provincia a sbafo nei bar oggi sembrerebbe dipinto come un masaniello civico), a Sergio Gaddi (che scorgeremmo nella definizione di "ex assessore circense" e che rende ancora più deprimente la presa di distanza di Alessandro Fermi e Anna Veronelli di due giorni fa) e poi a noi - sembrerebbe - catalogati come retroscenisti da "Bar della Pesa". Tutti accomunati dalla descrizione di un piccolo esercito di invidiosi e irriducibili nemici del trionfo delle cartoline, non ammesso sostanzialmente perché piegati da livori personali e stolta volontà di non riconoscere i meriti altrui. Concetto, questo, sublimato dalla straordinaria volgarità della frase finale: "La verità è che noi siamo quelli bravi. Loro invece sono quelli scarsi".

aperitivo-genericaOra, la povertà di una tale argomentazione - resa ancor più "forforosa" dalla gloriosa testata sotto cui è stata pubblicata - francamente non merita grandi approfondimenti: la distorsione dei fatti e della reale correlazione tra cartoline e paratie, assieme al baratro in cui il direttore del giornale sta gettando il successo iniziale dell'iniziativa tentando di piegarvi sopra fatti e personaggi, crediamo sia già talmente evidente da sola da soppesare quel "noi siamo quello bravi" (anche se, da editorialista del Bar la Pesa, verrebbe voglia di usare personalmente meglio e con più dovizia la bilancia, ma soprassediamo). Personalmente, mentre servo Spritz e patatine ai tavoli del locale, ricordo diverse obiezioni sui contenuti degli editoriali pubblicati qui ma mai (mai) una contestazione per aver offeso, dileggiato o peggio ancora - coraggio, dove sei? - attaccato personalmente qualcuno senza farne pubblicamente il nome. Lo stile, probabilmente, un suo merito per aver dato tanta credibilità a Quicomo e al suo figlioletto discolo Comozero, l'avrà avuto. E continuerà ad averlo, questo sì che possiamo prometterlo ai nostri lettori e anche a quelli de la Provincia: articoli durissimi sì, critiche e opinioni spietate sicuramente, ma sempre verso nomi e cognomi e senza mai scadere nell'insulto. Ma in fin dei conti nemmeno questo è il cuore di questo articolo. Questo è un dato di fatto.

Il cuore di queste righe è che nel muovere il randello, ancora - per l'ennesima volta - il direttore del più antico giornale del territorio attacca nuovamente anche i suoi giornalisti, pubblicamente e senza pietà. Perché oltre a riferirsi ai "sopracciò" che "pascolano fuori dalla redazione", Minonzio aggiunge anche quel "e anche dentro" a cui aggiunge un frase al limite della minaccia: "Ma quelli (gli interni al quotidiano, ndr) li conoscevamo già uno a uno". Era già capitato che il direttore sfiduciato due anni fa riservasse parole dure ai propri giornalisti quando, in uno dei tanti editoriali sulle cartoline, li aveva descritti così: "Grazie a redattori e collaboratori che, quando si ricordano quanto sia bello fare i cronisti, sanno lavorare in modo straordinario". "Quando si ricordano quanto sia bello fare i cronisti": una frase che basta a se stessa, a cui oggi si è aggiunta quella appena citata.

In conclusione, tralasciando Masanielli, Mangiafuoco e cartoline da Rimini, non resta altro che esprimere solidarietà ai colleghi che oggi vengono nuovamente sbattuti in prima pagina con quei termini e attraverso quelle allusioni da chi dovrebbe essere la loro guida, ricordando loro che, per quanto seccante inestetismo, al pari di tutte le cose brutte ma alla fine innocue, la forfora come viene, prima o poi se ne va. Senza lasciare tracce, nemmeno sulla giacca più gloriosa. Basterà stare attenti che, nel momento della liberatoria scrollata finale, i rimasugli non finiscano nei nostri Spritz. Che alla domenica, al Bar della Pesa, gli aperitivi - e non gli editoriali - sono l'unica cosa che conta.

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