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Milano l'è mej: Passera-Sallusti, derby tra figli del Lario per il trono di Pisapia

Se ne vanno (quasi) sempre i migliori, è un dato di fatto. In senso materiale e terreno, ovviamente, inteso come trasloco fisico (anche di ambizioni). E da Como, di norma, ci si sposta a Milano. Questo, almeno, dice la cronaca politica contingente...

Como addio: Passera sceglie la Madunina e si candida sindaco di Milano

Se ne vanno (quasi) sempre i migliori, è un dato di fatto. In senso materiale e terreno, ovviamente, inteso come trasloco fisico (anche di ambizioni). E da Como, di norma, ci si sposta a Milano. Questo, almeno, dice la cronaca politica contingente che, per curiosa ironia della sorte, vede due comaschi illustri - o, per i detrattori, semplicemente famosi - in lizza almeno virtuale per diventare sindaci di Milano. Lo saprete: le vicende meneghine di questi giorni parlano del top manager Corrado Passera e del direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, come potenziali candidati per la successione di Giuliano Pisapia sotto la "Madunina".

Passera, nato in città il 30 dicembre 1954, sposato (con party a Villa d'Este) in seconde nozze con Giovanna Salza, ha 4 figli e una creatura: Italia Unica, il partito generato non creato dalla sua voglia di restare in politica ("Al servizio del Paese", dice) dopo l'esperienza da ministro nel governo Monti. Maturato, letteralmente, al Liceo Classico Alessandro Volta, poi Bocconiano con Master a Filadelfia, la sua carriera manageriale con inclinazione al rilancio include nomi di prima grandezza della storia industriale e bancaria italiana quali Olivetti, Cir, Mondadori, Gruppo Espresso, Banca Intesa, Poste Italiane, Alitalia solo per citarne un numero minimo. Poi, la folgorazione romana, a fine 2011. Esperienza mai rinnegata, ma certamente poco fausta in quel travagliato - e assai biasimato - periodo di un governo nato in emergenza e finito di fretta, parentesi scomoda tra l'ultimo Berlusconi e l'alba del primo Renzi. In tutto questo, Como - che pure è sempre base del Nostro - è rimasta marginale, più buen retiro o occasione di rimpatriate (d'affari) che non fulcro di qualcosa. Tanto che, per l'appunto, dovendo scegliere che città "salvare" per prima, il manager ha scelto Milano. Dove, peraltro, gli ultimi sondaggi lo danno oscillante attorno a un baricentro di tutto rispetto: il 15% e oltre (17,8% Datamedia a inizio novembre, numeri - se veri - quasi fantascientifici). alessandro-sallustiMa un comasco tira l'altro, si diceva in avvio. E così, ecco che - un po' Salvini, un po' il Cavaliere - all'ombra del Duomo milanese ti spunta un altro volto lariano. Persino più celebre del primo, almeno tra il grande pubblico. Alessandro Sallusti, nato a Como il 2 febbraio 1957, perito chimico tessile al Setificio, ha iniziato a spargersi nell'etere da giovanissimo e - altra grandissima ironia della sorte - da una sorta di "Radio Popolare" comasca, la scomparsa "Radio Como". Roba di sinistrissima, negli anni '70. Un altro comasco lo lancia nel firmamento del giornalismo italiano: Adolfo Caldarini, ora scomparso, padre nobililissimo del gruppo Espansione Tv-Corriere di Como, storico corrispondente de "la Notte" (roba seria, violenta e sanguinolenta negli anni di piombo), proietta Sallusti alla conduzione di uno dei primi tg "made in Lario", sull'allora "Centro Televisivo Lariano". Poi arriva un altro pezzo di storia: "l'Ordine", allora ancora della Curia locale. E' l'inizio di una cavalcata lunghissima, per il giovane giornalista nostrano: da "Avvenire" a "il Giornale", dal "Messaggero" al "Corriere della Sera", passando per la direzione de "La Provincia" per finire al suo "Giornale", Sallusti diventa penna e direttore di prima grandezza, popolarissimo anche per le apparizioni a nastro in tv (spesso in alternanza con la compagna Daniela Santanché). Oggi il direttore costituisce una sorta di totem del centrodestra più duro e ideologico in circolazione, amato dai fans e letteralmente detestato dal resto del mondo. Benedetto da Matteo Salvini ("Se si candida ci stiamo"), battezzato con riserva da Berlusconi ("Candidato strepitoso, ma deciderò guardando i sondaggi"), lui è possibilista ("Sto valutando se ci sono le condizioni"). Se ne saprà di più a brevissimo, visto che a Milano il voto fiorirà già la prossima primavera (in attesa del nome del centrosinistra via primarie, con il M5S che ha designato Patrizia Bedori). Entro Natale, dunque - a meno di alleanze oggi improbabili tra Italia Unica e il centrodestra dei partiti- capiremo se i figli del Lario, Passera e Sallusti, si sfideranno più o meno nella stessa metà campo per "sedurre" la Madunina. Chissà, forse - strapotere Renzi permettendo - Milano avrà un primo cittadino comasco. Mentre qui, pur con un anno in più a disposizione per tattiche e strategie, a destra e a sinistra si parla ancora di paratie. Come nel gennaio 2008. Il Lario è dinamico, altrove.

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