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Lunedì, 17 Giugno 2024
Cronaca Arosio

Mangiano e bevono in un ristorante, rubano la grappa e vanno via senza pagare il conto di 190 euro

Quando non pagare il conto è reato: "Tutto dipende dall’intento del cliente"

Sono andati al ristorante, hanno ordinato da bere e da mangiare e poi, al momento di pagare il conto, si sono allontanati. Secondo alcune persone sul posto, anche loro clienti del ristorante San Marco di Arosio, i due avrebbero portato via anche una bottiglia di grappa. A questo punto sono stati avvisati i carabinieri di Mariano Comense che hanno identificato e poi denunciato in stato di libertà per insolvenza fraudolenta e furto un 41enne pregiudicato e una donna di 31 anni, anche lei pregiudicata. 

Sempre a Arosio un altro episodio simile è accaduto in una nota osteria. Due avventori hanno consumato succulenti piatti e bevande per circa 100 euro senza pagare. L'uomo di 35 anni, che era in compagnia di una donna non identificata, in questo caso ha però lasciato un documento di identità come pegno. È stato comunque denunciato per insolvenza fraudolenta.

Ma quando non pagare è reato? Ci siamo fatti spiegare i vari casi dai carabinieri di Cantù. 

Non pagare al ristorante: quando è reato 

Il fenomeno di persone che entrano nei ristoranti, consumano e non pagano sta diventando sempre più inquietante. Un malcostume che sta diventando abitudine. 
In Italia, possono esserci conseguenze civili o penali per il cliente che consuma serenamente il pasto e poi non paga. Tutto dipende dall’intento del cliente. Se il cliente va al ristorante e consuma la cena e soltanto al momento del conto si accorge di non avere il denaro per pagare, non c’è alcun reato.
Infatti, nel caso in esame, non c’è dolo ma soltanto incapacità economica da parte del cliente: cioè, l’impossibilità del cliente di far fronte al pagamento del conto.

In pratica, l’incapacità economica non determina un reato, ma solo un inadempimento contrattuale. Infatti, tra ristoratore e cliente sussiste un contratto atipico che ha, come oggetto, la somministrazione di cibo, bevande e servizi da parte del ristorante e il pagamento del corrispettivo in denaro da parte del consumatore.

Se il cliente non può pagare il conto, c’è inadempimento contrattuale; il ristoratore potrà soltanto proporre un’azione di recupero del credito. Altro discorso se il cliente consuma il pasto, pur essendo consapevole di non poter pagare e lo sa fin dal momento in cui entra nel ristorante.

Se il cliente mangia al ristorante con la consapevolezza di non poter pagare il conto e lo nasconde al ristoratore, il soggetto potrebbe essere querelato per il reato di insolvenza fraudolenta: l’art. 641 c.p. punisce chi, nascondendo il proprio stato d’insolvenza, contrae un’obbligazione con il proposito di non adempierla.

Se il cliente consuma con la consapevolezza di non poter pagare ma fa credere al ristoratore di poter saldare il conto, il ristoratore potrebbe presentare una querela per truffa. Il codice penale punisce colui che, con raggiri, inducendo taluno in errore, "procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno". Il ristoratore può sporgere querela, presentando alle forze dell’ordine ogni elemento che sia utile a identificare il soggetto e a dimostrare il fatto, come ad esempio, i video delle telecamere di sicurezza.

Il ristoratore, dal canto suo, non può fermare il cliente nel suo locale e impedirgli di andare via: così facendo si realizzerebbe il reato di sequestro di persona.
Inoltre, il ristoratore non può farsi giustizia da solo perché anche in questo caso entra in campo il codice penale che punisce chiunque, per esercitare un diritto di cui ritiene essere titolare, invece che ricorrere al giudice, si fa arbitrariamente giustizia da sé con violenza sulle cose o sulle persone, commette il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni.



 

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