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Venerdì, 3 Febbraio 2023
Cronaca

Mafia, 1.200 beni confiscati in Lombardia: Como e Lecco al quarto e quinto posto

Nelle province di Como e Lecco i beni sottratti alla criminalità organizzata fino ad oggi sono rispettivamente 67 e 59. Dati, questi, che collocano le due città lariane al quarto e quinto posto della classifica negativa della Lombardia, dove in...

Nelle province di Como e Lecco i beni sottratti alla criminalità organizzata fino ad oggi sono rispettivamente 67 e 59. Dati, questi, che collocano le due città lariane al quarto e quinto posto della classifica negativa della Lombardia, dove in totale sono stati confiscati oltre 1.200 beni. La Lombardia, del resto, è la quinta regione in Italia per beni sottratti alla criminalità organizzata. Questa serie di dati emerge da un?analisi della Coldiretti regionale su dati ANBSC in occasione dell?incontro su corruzione e agromafie organizzato a Expo nel Padiglione Coldiretti ?No Farmers No Party?.

Fino al 2012 ? spiegano da Coldiretti Lombardia ? i beni confiscati nella nostra regione alla criminalità organizzata erano 1.186. Negli ultimi anni tre anni, quindi, si è registrata una crescita di quasi il 7 per cento. Mentre nel periodo che va dal 1 agosto 2014 al 31 luglio 2015, lo Stato ha sequestrato alla mafia beni per 123 milioni di euro. Nell?ultimo anno la Lombardia è stata la prima regione del Nord Italia per proprietà sequestrate alla criminalità organizzata e la quinta a livello nazionale dopo Campania, Sicilia, Calabria e Puglia.

Intanto vola il business dell?agromafia che con un aumento del 10 per cento in un anno ha raggiunto in Italia i 15,4 miliardi di euro nel 2014. E? quanto emerge dal terzo Rapporto Agromafie elaborato da Coldiretti, Eurispes, e Osservatorio sulla criminalità nell?agricoltura e sul sistema agroalimentare. ?Il fatto che la criminalità organizzata tenti di infiltrarsi anche nel settore agroalimentare ? spiega Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti Lombardia ? è la prova del grande valore di questo comparto e ci deve spronare a una sempre maggior tutela di quelle realtà sane che devono affrontare la concorrenza sleale generata dalle dinamiche mafiose?.

I capitali accumulati sul territorio dagli agromafiosi, attraverso le mille forme di sfruttamento e di illegalità ? spiega Coldiretti ? hanno bisogno di sbocchi, devono essere messi a frutto e perciò raggiungono le città, in Italia e all?estero, dove è più facile renderne anonima la presenza e dove possono confondersi infettando pezzi interi di buona economia. Vengono rilevati, attraverso prestanome e intermediari compiacenti, imprese, alberghi, pubblici esercizi, attività commerciali soprattutto nel settore della distribuzione della filiera agroalimentare.

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