Domenica, 25 Luglio 2021
Cronaca

L'Istat scatta la fotografia di una Como un po' più "stracciona" del previsto

Non è un bel quadro quello che emerge per Como dallo studio diffuso oggi dall'Istat sul Prodotto interno lordo pro capite relativo a tutte le province italiane. Il territorio, infatti, emerge come sorprendentemente "povero", (tra virgolette...

Non è un bel quadro quello che emerge per Como dallo studio diffuso oggi dall'Istat sul Prodotto interno lordo pro capite relativo a tutte le province italiane. Il territorio, infatti, emerge come sorprendentemente "povero", (tra virgolette, naturalmente).

Prima, però, una cornice economica nazionale di inquadramento, sempre presa dallo stesso studio. A livello italiano, il dato che spicca è che un quarto dei redditi degli italiani è sotto i 10mila euro, mentre meno di 3 su 100 vanno oltre i 70 mila. A conti fatti, nel 2012, "oltre la metà dei redditi lordi individuali (54%)" era compresa tra 10mila e 30mila euro annui, il 25,8% è sotto i 10mila e il 17,6% è tra 30mila e 70mila. Soltanto il 2,4% supera i 70mila euro". Un focus è dedicato dall'Istat ai lavoratori autonomi, dei quali oltre la metà (il 55,6%) nel 2012 è risultata al di sotto dei 15mila euro. Nel dettaglio il 40,3% è sotto i 40 mila, mentre il 15,3% si colloca tra i 10 e i 15 mila euro annui.

Si conferma devastante il cuneo fiscale per aziende e lavori dipendenti, pari al 46,7%. Ciò significa che i lavoratori percepiscono soltanto il 53.3% della retribuzione lorda. Una mostruosità (la media degli stipendi netti è di 16.500 euro).

In Italia il costo medio del lavoro dipendente, al lordo delle imposte e dei contributi sociali, è di 30.953 euro all'anno. Il lavoratore, sotto forma di retribuzione netta, ne percepisce poco più della metà (il 53,3%), ovvero i 16.500 euro citati in precedenza.

Fatta un'introduzione sui dati generali più significativi per molti, veniamo al Pil pro capite, dove l'Istat dice che, su dati 2013, al Sud il Pil pro capite di 17,2 mila euro rappresenta praticamente la metà di quello del Nord Ovest dove è pari a 33,5 mila euro (31,4mila euro nel Nord Est e 29,4 mila euro nel Centro).

E qui veniamo a Como, poiché lo studio dell'Istat (su dati 2012) dice che la provincia lariana non è poi così capace di produrre valore aggiunto. Milano, Bolzano e Bologna sono le province con il più alto valore aggiunto pro capite. Milano, nello specifico, è la provincia più ricca in termini di valore aggiunto per abitante prodotto nel 2012, con 46,6 mila euro, seguita da Bolzano con 35,8 e Bologna con 34,4. La provincia di Como, pur collocandosi con i suoi 25mila euro e rotti di Pil pro capite appena sopra la media nazionale di 24,2mila euro, è la quint'ultima provincia tra quelle virtuose. Sotto il Lario, e appena prima di una media di prodotto interno lordo per abitante inferiore a quella nazionale, vengono soltanto - nell'ordine - Savona, Lecco, Alessandria e Lucca. Nel dettaglio, i settori che contribuiscono a produrre ricchezza maggiore - sempre pro capite - sono l'agricoltura (6mila euro), l'industria (2mila), il settore delle costruzioni (6mila), l'agglomerato commercio-riparazioni-alberghi-bar-ristorant-trasporti-comunicazioni (6mila), l'altro agglomerato intermediazione monetarie e finanziaria-attività immobiliari-noleggio-attività professionali e imprenditoriali (7mila) e infine la voce "altri servizi" (4mila).

Cosa significa questo? Che ben 38 province italiane (tra cui, restando in Lombardia, Varese, Sondrio, Monza-Brianza, Mantova, Brescia e Bergamo) riescono a produrre un Pil pro capite complessivo maggiore, e che Como è a un passo dal varcare al ribasso la linea di demarcazione del dato medio nazionale (i 24,2mila euro già citati). Insomma, comaschi ricchi sì. Ma non come si crede, probabilmente.

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