Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cronaca

Libeskind, ancora un rinvio. Ora qualcuno metta fine a questa farsa infinita

Anche oggi nessuna firma sul contratto tra Comune e Consorzio Como Turistica/Amici di Como per i lavori sulla diga e il monumento di Daniel Libeskind. Anche oggi, nessuna nota ufficiale, nessun comunicato stampa, nessuna voce politica o "privata"...

Anche oggi nessuna firma sul contratto tra Comune e Consorzio Como Turistica/Amici di Como per i lavori sulla diga e il monumento di Daniel Libeskind. Anche oggi, nessuna nota ufficiale, nessun comunicato stampa, nessuna voce politica o "privata" a spiegare perché, per cosa, per come. Ancora una volta - la quinta? la decima? la trentesima? - l'incessante viavai di contatti, telefonate, incontri e via dicendo non ha prodotto alcun risultato ufficiale. Nemmeno ufficioso. Ma ora stiamo entrando nella farsa. Spiace persino per i molti cantori del piccone sull diga, del "tutto a posto", del "finalmente ci siamo". Almeno oggi, come in un eterno replay del nulla, le vittoriose profezie non si sono avverate.

Sarà per domani, probabilmente. O per dopodomani. O per dopo ancora. Perchè la fine a questo infinito pasticcio arriverà a tutti i costi: non esistono finali alternativi, il monumento svetterà sul tondello. Quindi, prima o poi, quel contratto sarà firmato, non c'è dubbio. Forse persino tra poche ore. Ma questa assoluta certezza non toglie nulla alle nostre ragioni. Sì, intendiamo esattamente le ragioni portate avanti nei mesi da Comozero. Quelle che del monumento in sé, sostanzialmente, non hanno nemmeno un'opinione definitiva in un senso o nell'altro. Quelle che persino sull'aspetto della futura diga non hanno granché da eccepire o da applaudire avendo come base soltanto rendering venuti ormai a nausea, oltre a tonnellate di parole.

Le ragioni a cui ci riferiamo, sono quelle che abbiamo espresso decine di volte e che qualcuno - sbagliando grossolanamente - ha voluto far passare come una "campagna stampa" contro Libeskind. Ridicolo. Ciò che su queste pagine abbiamo passato al microscopio e convintamente criticato, oggi compreso, è la procedura oscena seguita iniziamente da Comune e privati e ora - da un mese circa - quasi unicamente dai privati. Un percorso fatto di pasticci (ricordate l'Iva? A proposito chi la pagherà e come ancora non è chiaro), di ritardi (qualcuno ha conosciuto gli esiti delle prove di carico compiute dal Consorzio Como Turistica?), di modifiche progettuali post-gara (carbonio, acciaio, nebulizzatori modello Silvan e via dicendo), fidejussioni dimezzate, contratti non firmati e altro ancora. Su questo orrore di iter ci siamo battuti come leoni, peraltro in grandissima solitudine visto che l'informazione "mainstream" è stata da sempre palesemente schiacciata a favore del monumento senza se e senza ma. Noi non siamo né contro né a favore "The Life Electric". Lo giudicheremo quando sarà al suo posto. Ma siamo angosciati da tanta approssimazione pratica, diventata ancora più evidente da quando - con ritardo, ma meglio tardi che mai - Palazzo Cernezzi si è deciso a prendere in mano le redini di questa vicenda, mettendo in chiaro che le regole esistono per tutti, che vanno seguite persino dai "mecenati" e che non stiamo parlando di scegliere i gusti di un gelato ma di un cantiere su suolo pubblico che modificherà in modo permanente il profilo e un "pezzo" materiale della città. Da quando il Comune si è messo a fare il Comune, nella vicenda Libeskind, l'oliatissimo meccanismo delle origini sembra essersi inceppato. Ma - al di là dei giudizi politici che ognuno può legittimamente dare della giunta, del sindaco, dell'assessore all'Urbanistica - evidenziare regole da rispettare e procedure da seguire, non è la solita "burocrazia" all'italiana. E' quello che deve fare un'amministrazione per tutelare sempre l'interesse generale suo e ancor più dei suoi cittadini. Anche se a Expo manca poco.

Tra qualche ora, forse, sorrisi e strette di mano per la firma definitiva del contratto e per il contestuale via ai lavori avranno cancellato queste righe. Ma se così non fosse, se ci trovassimo ancora una volta a raccontare dell'ennesimo, farsesco rinvio senza un perché, senza un per come, senza un per cosa, che almeno qualcuno - pubblico o privato che sia - metta la faccia e spieghi come mai un cantiere che sarebbe dovuto partire in pompa magna a fine novembre, quando mancano pochi giorni a San Valentino è ancora un mistero. Buffo.

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