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Levrini, Roncoroni, Zecchillo, Brenna, Tagliabue, Veronelli. Al Sociale la grande suggestione

Poi, sicuramente, si potrà dire che non è così, che i giornalisti esagerano, interpretano, immaginano. Tutti scampoli di verità, senza dubbio. Però, comunque, bisognava esserci, ieri pomeriggio, al Teatro Sociale per l'ultimo incontro pubblico...

Poi, sicuramente, si potrà dire che non è così, che i giornalisti esagerano, interpretano, immaginano. Tutti scampoli di verità, senza dubbio. Però, comunque, bisognava esserci, ieri pomeriggio, al Teatro Sociale per l'ultimo incontro pubblico dell'associazione culturale "Costruiamo".

Una premessa. "Costruiamo" è nata a Como nel dicembre 2014 sulla base di un manifesto culturale firmato da Vincenzo Guarracino. Il gruppo fondatore è costituito da Enzo Pifferi, Roberto Simone, Luca Levrini e Pino Zecchilo. Levrini - noto professionista in città, già in predicato di fare l'assessore se nel 2012 fosse diventata sindaco Laura Bordoli, all'epoca nel Pdl - è il conduttore vero e proprio degli incontri. Zecchillo, beh, Zecchillo è Zecchillo. Uomo navigatissimo della politica, attore multiforme dei suoi palcoscenici, oggi spicca tra i coordinatori delle iniziative comasche del partito di Corrado Passera, "Italia Unica" (per inciso: non nella sala del convengo, ma appena fuori, nella dolcezza dell'ora dell'aperitivo, ieri ci si imbatteva facilmente nella padrona di casa del Sociale, Barbara Minghetti, cosa ovvia; e pochi millimetri più in là nella sua metà, al secolo Michele Tomaselli, manager e soprattutto uomo-comunicazione di Italia Unica a Como). Due indizi, dunque.

Entrando nella sala dell'incontro, al primo piano del teatro, ospiti del giorno erano la consigliera comunale di Forza Italia, già assessore Pdl, Anna Veronelli (tra le più entusiaste della serata con Corrado Passera al Sociale, nell'ottobre scorso), e l'ex segretario della Uil nonché deus-ex-machina del rinato Circolo Culturale socialista "Willy Brandt", Giuseppe Doria, che annovera l'ex sindaco Sergio Simone tra i suoi uomini simbolo. Ma in platea, primissima fila, ci si imbatteva subito nel segretario provinciale designato di Italia Unica, l'imprenditore Daniele Roncoroni (ovviamente seduto accanto a Zecchillo) e poco distante, mischiati tra la folla ma non troppo, in due uomini (anch'egli professionisti ultranoti a Como) spesso accostati a Italia Unica, Franco Brenna e Francesco Tagliabue.

Torniamo, dunque, per un attimo all'inizio. Si potrà anche dire che i giornalisti esagerano, interpretano, immaginano. Tutti scampoli di verità, senza dubbio. Però...

Veniamo all'incontro. Si parlava di Como, del suo futuro, di cultura e di politica. O meglio, di cultura politica. O meglio ancora, delle prossime elezioni 2017 sebbene genialmente senza mai nominarle (ah, una notazione: comunque, il modello degli incontri di "Costruiamo" è tecnicamente valido: Levrini rapido e sintetico, durata giusta, pubblico fatto partecipare attivamente sin da metà incontro, durata complessiva accettabile, chicche apprezzabili come un superlativo tocco fané ma di contenuti robusti affidato all'ex sindaco Renzo Pigni: il mix funziona, o almeno ieri ha funzionato).

Giunti a questo punto, se ci si aspetta il resoconto notarile degli interventi il consiglio migliore che si possa dare è andare in edicola. Quello che pare meglio - in un'interpretazione del tutto personale, naturalmente - è il succo della giornata. Dove Anna Veronelli ha omaggiato ripetutamente il successo del Festival della Luce ideato e realizzato da Franco Brenna e il Km della Conoscenza caro a Paolo De Santis, Levrini ha parlato di "80mila sindaci, i cittadini di Como, che assieme, ben guidati, lavorino per il bene della città", Roncoroni è intervenuto invocando "un soggetto trasversale che unisca le risorse migliori della città", Doria ha invocato il ritorno della "politica con la P maiuscola (che per lui è saldamente socialista, ndr) magari partendo proprio dalle proposte e dalle elaborazioni di circoli e associazioni", e infine ancora Anna Veronelli ha affermato che "io allora partirei prima di tutto dalla stesura di un programma che possa attrarre chi ha voglia di costruirlo", in un consesso che si chiama "Costruire". E qui torniamo per la terza volta daccapo.

Sicuramente, si potrà dire che non è così, che i giornalisti esagerano, interpretano, immaginano. Tutti scampoli di verità, senza dubbio. Però, comunque, bisognava esserci, ieri pomeriggio, al Teatro Sociale. Perché - sarà stata la suggestione - a ogni domanda veniva una risposta unica. Iniziava con Italia.

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