Lago ridotto a spezzatino dalla Regione: sul Lario è una rivolta mai vista contro Maroni

Prosegue senza soste il tentativo di suicidio politico di Roberto Maroni - e di rimando della Lega Nord con i suoi alleati al Pirellone a partire da Forza Italia - in provincia di Como. Ancora due giorni fa, infatti, nell'ambito del prossimo...

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Non fossero bastati i no corali e praticamente senza sfumature venuti dall'intero Tavolo della Competitività (dove, oltre al sottosegretario regionale di Forza Italia, Alessandro Fermi, anch'egli almeno formalmente contrario allo "spezzatino", sono riunite tutte le principali forze politiche, imprenditoriali e sociali del territorio), non passa giorno che i distinguo rispetto alla linea del governatore leghista - nonostante i tavoli di confronto territoriale appena ufficializzati - vengano rilanciati, reiterati, rivendicati a ogni latitudine.

Persino tre fedelissimi di Roberto Maroni in consiglio regionale, Daniela Maroni (Maroni Presidente) Francesco Dotti (Fratelli d'Italia) e persino il leghista Dario Bianchi, si sono espressi più volte a favore del mantenimento dell'unità del Lario e della fusione con Lecco, mentre sebbene più ovvio - ma per peso specifico attuale, molto pesante visto il colore del governo centrale - è risuonato più volte il no secco all'idea del Cantone da parte dei due parlamentari Pd Mauro Guerra e Chiara Braga, del consigliere regionale dem Luca Gaffuri, della presidente della Provincia, Maria Rita Livio, e del sindaco di Como, Mario Lucini. Insomma, un intero territorio - veramente con pochissime eccezioni a parte i vertici della Lega Nord - è ferocemente contro lo schema imposto dall'alto dalla Regione che tratta come una torta da affettare a piacimento il territorio lariano che pure - anche dall'altra sponda - ha ripetutamente indicato la via preferibile: unirsi sì, ma con i cugini lecchesi (peraltro in gran numero favorevoli a questa prospettiva) nel segno di una storia e di una logicità geografica del tutto evidente a chiunque.

Ancora tra ieri e oggi, la segreteria provinciale del Pd ha stroncato la proposta del Cantone dell'Insubria filovaresino parlando di "assurdo il bipolarismo" degli esponenti locali del Carroccio, "contrari a parole ma nei fatti succubi del centralismo varesino e del suo padrone (a casa nostra) Roberto Maroni". "Nonostante il presidente della Regione si dica vicino ai territori - prosegue la nota diffusa dal segretario dem, Angelo Orsenigo - ignora costantemente le osservazioni delle categorie produttive, del Tavolo della competitività e delle associazioni che, giustamente, dubitano della bontà del progetto". Ribadita, infine, "la volontà da parte dei membri della Segreteria e dei rappresentanti delle istituzioni invitate a perseguire due obiettivi: unità del territorio comasco e convergenza verso un’unione con la provincia di Lecco".

Maria-Rita-Livio-Candidata-PresidenteA questo si è aggiunta la nota della presidente della Provincia, Maria Rita Livio, la quale - "dopo una serie di incontri sul territorio" - ribadisce come "sia nel Triangolo lariano, come sulle sponde del Lago, dall’Olgiatese al Canturino, dall’Erbese alla Bassa, è risultata forte la volontà e la determinazione di tutti nel chiedere, prima di tutto, di mantenere l’unita territoriale della nostra provincia e, in secondo luogo, di considerare il Lago di Como come l’elemento intorno al quale mantenere o ricostruire questa unità".

como-panorama-alto"C’è quindi una voce concorde e forte che chiede di unificare Como e Lecco - prosegue la presidente di Villa Saporiti - anche perché, al di là delle motivazioni storiche, sociali, economiche e geografiche che possono esserci, non è possibile pensare a riorganizzazioni che vadano in senso diverso da quelle che sta facendo il Governo, vedi per esempio l’unificazione delle Prefetture e la riforma delle Camere di Commercio. Proprio per questo, i Comuni stanno approvando in questi giorni un documento unitario che ribadisce la volontà della riunione del lago e delle valli attualmente divisi tra la Provincia di Como e quella di lecco in un’unica area Vasta. Infine, presumibilmente entro la fine di marzo, convocherò un’Assemblea straordinaria dei sindaci per un pronunciamento assembleare che dia ancora maggiore forza a quanto gli amministratori del nostro territorio hanno già condiviso con la sottoscritta durante gli incontri locali".

Insomma - sebbene con gli ultimi due casi specifici provenienti dalla parte politicamente avversa a Roberto Maroni - il Lario sembra pronto a una sorta di "insurrezione politica" ampia e trasversale contro la riforma "svizzera" voluta dal governatore lombardo. Che, bontà sua, ha già annunciato di volersi ricandidare nel 2018. Corsa che parte in salita da queste parti, in apparenza.

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