Cronaca

Lago di Como, un sogno dal passato: il Tubolario

Mentre le strade si ingorgano, tra traffico turistico, incidenti e frane, mentre si discute da decenni della situazione viabilistica della Regina, la strada che collega Como all'Altolago, in un dibattito sempre ripetuto, sempre urgente, sempre...

gianfranco-magrini

Mentre le strade si ingorgano, tra traffico turistico, incidenti e frane, mentre si discute da decenni della situazione viabilistica della Regina, la strada che collega Como all'Altolago, in un dibattito sempre ripetuto, sempre urgente, sempre a un passo dall'essere risolto come un moderno Supplizio di Tantalo emerge dalle pieghe del web (e della memoria giornalistica che inevitabilmente nei giorni del vuoto estivo si ripete) il ricordo di un progetto incredibile frutto di una mente sognatrice e visionaria: il Tubolario. Un'idea andata oltre la curiosità, diventata progettuale e per cui venne anche fondata una società ad hoc. Nacque nei primi anni '80 da un'intuizione dell'ingegner Franco Magrini, scomparso lo scorso anno all'età di 79 anni. Incuriosisce e affascina oggi questo enorme tubo che avrebbe dovuto attraversare le acque del Lario, a 20 metri di profondità, per risolvere, stando almeno alle intenzioni, ogni problema viabilistico. Incuriosisce e affascina per la forza dell'idea (di tunnel subacquei oggi se ne fanno in tutto il mondo): certo enormemente costosa, certo (almeno all'epoca) tecnicamente e ingegneristicamente titanica, certo fantascientifica ma anche, e soprattutto, visionaria. Improntata su quella forza di osservazione del futuro che getta il cuore oltre l'ostacolo e immagina, costruisce, lascia spazio alla fantasia.

E a leggere le riflessioni dell'ingegner Magrini gli '80 non erano un'altra epoca, un altro tempo, anzi. Non era uno spazio della storia in cui l'immaginazione, una volta planata sulla realtà dava forma ai sogni. Ecco cosa raccontava (le sue parole sono di inquietante attualità) del suo progetto:

L'ipotesi che si illustra in questa pubblicazione potra' apparire stravagante, forse indurre allo scetticismo. Sono reazioni prevedibili e persino giustificabili. Ma sono il sintomo di uno degli aspetti piu' deprimenti e rischiosi di questi tempi di crisi: l'incapacita' di "pensare e progettare il futuro" di " pensare in grande" superando i problemi congiunturali. Se ci guardiamo attorno, possiamo facilmente constatare che tutte le grandi opere che ci circondano (sistemi ferroviari o stradali, grandi infrastrutture o edifici pubblici) risalgono, almeno nel loro impianto concettuale, a parecchi decenni fa, quando non addirittura al secolo scorso. Forse che allora non esistevano "problemi congiunturali"? Esistevano certamente anche allora, ma gli operatori politici, economici, tecnici sapevano che solo una decisa spinta innovativa puo' fornire soluzione anche ai problemi della congiuntura. Per troppi anni la "cultura della crisi" ci ha disabituato a lanciare lo sguardo oltre la gretta amministrazione dell'esistente. E questo non solo ci rende incapaci di guidare l'evoluzione sociale ed economica, ma toglie gusto al lavoro di tutti i giorni. Questo progetto non è dunque soltanto un contributo alla soluzione di alcuni gravi problemi socio-economici dell'area lariana e della Lombardia, ma anche una sfida verso lo spirito di rassegnazione e fatalismo che ancora domina la nostra cultura.

Dal punto di vista tecnico, ecco come avrebbe dovuto essere realizzato

La nuova strada che qui si illustra é costituita da un manufatto interamente sommerso nel lago a una profondita' media di 20 metri sotto il livello di magra. Nella parte tipo, l'arteria é formata da due tubi cilindrici collegati tra loro da travature. Staticamente, la struttura é dimensionata in modo che anche a pieno carico tenda a galleggiare, ma é mantenuta sommersa da tiranti ancorati a zavorre appoggiate sul fondo del lago. Ciascuno dei due tubi paralleli é suddiviso in quattro vani: i due superiori ospiteranno le due carreggiate autostradali (una ascendente, l'altra discendente); i due vani inferiori ospiteranno una strada, ferrata a doppio binario per convogli ferroviari internazionali e una strada ferrata a doppio binario per convogli di tipo metropolitano adattati in ambito regionale. diametro interno di ciascun tubo sara' di metri 15,50; le carreggiate autostradali saranno larghe 11,25 metri e avranno ciascuna due corsie di marcia piu' una d'emergenza. La strada ferrata avra' le dimensioni normali. Il tubo scendera' dai Piani di Spagna, nell'alto lago, verso Bellagio e qui si biforcherà per raggiungere da una parte Como e dall'altra Lecco. A Como e a Lecco si prevedono sbocchi multipli. Come ferrovia e autostrada "del lago" si collegheranno rispettivamente con la linea ferroviaria internazionale Como-Chiasso e con l'autostrada internazionale Milano-Lugano, mentre la metropolitana emergera' in corrispondenza della stazione a lago delle Ferrovie Nord Milano. A livello di svincolo sono previsti altri due sbocchi per l'autostrada, uno sul prolungamento di viale Varese a lato del museo voltiano e l'altro sul prolungamento di viale Lecco a lato della stazione delle Ferrovie Nord Milano. A Lecco l'autostrada si colleghera' a Malgrate con la superstrada Milano-Lecco e la metropolitana s'immettera' sempre a Malgrate, nella rete delle ferrovie della Brianza. La ferrovia infine si colleghera' con l'attuale rete in corrispondenza della stazione di Lecco per proseguire verso Bergamo, oppure verso Milano. Un raccordo autostradale sfocera' inoltre sulla sponda orientale del lago e si colleghera' con l'attuale viabilita' e in particolare con la nuova circonvallazione. go tutto il suo sviluppo, l'arteria sommersa prevede una serie di raccordi con le due sponde in corrispondenza dei seguenti centri: Moltrasio - Torno, Careno - Torriggia, Argegno - Cavagnola, Lezzeno - S. Giovanni, Tremezzo - Bellagio - Fiumelatte, Menaggio - Varenna, Dervio - Rezzonico, Dongo - Olgiasca, Gravedona - Monteggia, Lierna - Mandello - Abbadia Lariana con la sponda occidentale del ramo di Lecco. Il tubo potrebbe inoltre collegare alle due sponde le "isole galleggianti" da collocare, secondo un progetto allo studio, sulla superficie del lago. Ciascun raccordo conterra' uno svincolo autostradale e un tapis roulant per accedere alle stazioni della metropolitana. Questi tapis roulant (o marciapiedi mobili) potranno essere direttamente collegati con il centro dei singoli paesi, offrendo alle comunita' nuovi servizi e nuove opportunita' urbanistiche. Il progetto prevede in particolare l'estrazione dei materiali inerti per la confezione del calcestruzzo con cui sara' realizzato il tubo in cave scavate nelle montagne sovrastanti il lago, in corrispondenza dei paesi. Una volta ultimato il tubo le cave - gallerie resteranno a disposizione delle comunita' locali che potranno utilizzarle per realizzare parcheggi, depuratori, palestre, supermercati, magazzini, cinema, teatri, locali di ritrovo. Questo sviluppo urbanistico "in sotterranea" consentira' di preservare al meglio il patrimonio naturale della zona. Infine le gallerie potrebbero costituire rifugi antiatomici per buona parte del bacino del Lario.

(fonte: www.oocities.org/it/tubolario/)

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