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La voce di Chiara: "No ai profughi usati come arma politica ma la sinistra non ignori la paura"

La voce di Chiara: "No ai profughi usati come arma politica ma la sinistra non ignori la paura"

La voce di Chiara: "No ai profughi usati come arma politica ma la sinistra non ignori la paura"

Prima di tutto, un'ammissione: con la pubblicazione dell'intervento del residente di via Borgovico molto preoccupato per l'annunciato arrivo dei profughi nell'ex caserma dei carabinieri siamo stati letteralmente travolti da reazioni, commenti...

Prima di tutto, un'ammissione: con la pubblicazione dell'intervento del residente di via Borgovico molto preoccupato per l'annunciato arrivo dei profughi nell'ex caserma dei carabinieri siamo stati letteralmente travolti da reazioni, commenti, volontà di incontrarlo personalmente. E' già capitato ma non è mai semplice gestire simili situazioni, chiediamo comprensione garantendo che comunque questo spazio rimarrà sempre aperto a tutti, naturalmente nei limiti della civiltà dei toni. Saremmo lieti di dare a breve ulteriori notizie sui passi istituzionali e politici attesi nelle prossime ore, soprattutto se si concretizzassero momenti di incontro e chiarimento al di là delle opinioni diverse sul tema. Ma, naturalmente, non dipende da noi che siamo mero tramite giornalistico.

Detto questo, ospitiamo volentieri una lunga lettera di Chiara, sempre sul tema dell'accoglienza e del rapporto non semplice tra cittadinanza, profughi e politica. Al di là di tutto, è una bella lettera: densa, ricca di spunti, articolata. Potrà essere condivisa o criticata, ma viene da chi la questione l'ha vissuta per sua stessa ammissione direttamente. Crediamo possa essere utile a tutti. Di seguito, la lettera di Chiara.


caserma-borgovico-profughi-1In questi giorni il tema "profughi" ha conquistato l'attenzione dei media nazionali, ma anche a livello locale non manca la polemica mediatica, in particolare con riferimento alla possibilità di collocare un gruppo di questi ragazzi nei locali della ex caserma di via Borgo Vico. Come ogni volta che si annuncia l'arrivo dei profughi in qualche struttura, si scatenano le polemiche, spesso sobillate da alcuni politici che trovano spazi di visibilità cavalcando l'onda della paura. Trovo però profondamente sbagliato ignorare o sottovalutare questa paura, come tende a fare buona parte della sinistra, perchè così non si risolvono i problemi, ma si intensifica la rabbia e il conflitto non gestito è sempre pericoloso. Da cosa nasce la paura? Dalla non conoscenza. Noi siamo predisposti a temere quello che non conosciamo, quello che è diverso da noi. E' un meccanismo di autodifesa comprensibile di cui troviamo tracce in ogni nostro comportamento quotidiano. La non conoscenza ci porta a giudicare persone e situazioni in base a stereotipi e pregiudizi. Per questo penso sia utile condividere alcune riflessioni che nascono dalla mia esperienza personale di relazione con questi ragazzi, come insegnante di italiano. Un'esperienza che mi permette di vedere oggi la questione sicuramente in modo diverso da come l'avrei considerata un anno fa, prima di iniziare questa attività. Non solo perchè ho approfondito gli aspetti normativi della questione, che non vanno sottovalutati, ma soprattutto perchè questi mitici "profughi" di cui tutti parlano sono nella mia testa dei nomi, dei volti, delle persone.


All'inizio, però, erano anche per me un gruppo di ragazzotti dalla pelle scura, molti dei quali fisicamente imponenti, che non capivano una parola della nostra lingua. All'inizio erano una ventina di sguardi scuri, dai nomi impronunciabili, che ti fissavano e tu non potevi sapere cosa pensavano. E se avessero litigato, per qualsiasi motivo che io non sarei mai riuscita a capire? come potevo pensare di gestirli senza una lingua in comune, senza ovviamente la forza fisica per affrontare un eventuale scontro? Mentirei se dicessi di non aver avuto pensieri del genere. Ma erano paure irrazionali che, infatti, sono svanite nel giro di pochi giorni, il tempo di stabilire una relazione, di scambiare un sorriso, una stretta di mano. Sembra impossibile, ma si può comunicare anche con chi non parla altro che la propria lingua madre e non conosce neppure una parola di inglese. Si comunica con i gesti, con le espressioni del viso. In classe si usano le immagini per insegnare le prime parole. Una volta stabilito un codice minimo per potersi intendere diventa tutto facile. E scopri che anche chi non è mai andato a scuola, non ha mai preso in mano una penna, può imparare a leggere e scrivere. A 20 anni, a 30 anni o a 50 anni. E ti ritrovi a chiederti quale sarà la loro storia, quali sofferenze hanno attraversato per arrivare ad essere seduti su questi banchi, di fronte a me, ad imparare il verbo essere.


immigrati-prestinoSono persone che l'Italia accoglie non per buon cuore, ma perchè l'articolo 10, terzo comma, della Costituzione prevede che lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto di asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge. Avranno alle spalle una storia abbastanza tremenda da permettere loro di ottenere l'asilo politico? In tutta sincerità non mi interessa. Anche se non sono stati torturati o non hanno visto sparare in testa ai loro genitori, certo hanno vissuto situazioni di dolore che fatichiamo ad immaginare. La traversata in mare, ultima tappa di un viaggio lunghissimo e spesso drammatico, è per molti un trauma difficile da superare. E qualcuno più spregiudicato che si metterà nei guai con la legge ci può essere. D'altra parte i delinquenti ci sono ovunque non capisco perchè dovremmo dire che i profughi sono per definizione tutti bravi. La maggioranza, comunque, sono persone che hanno lasciato il loro Paese e la loro famiglia per cercare un luogo in cui vivere e lavorare senza essere perseguitati.


Come in tutte le classi di tutte le scuole del mondo ho avuto studenti più bravi e altri meno, alcuni attenti e desiderosi di imparare e altri disinteressati. Ho avuto studenti più simpatici e altri meno simpatici, Ma tutti, dopo mesi di scuola, alla fine della lezione mi dicono ancora "grazie". Anche se forse dovrei essere io a ringraziare loro. Perchè mi ricordano ogni giorno che, per puro caso, sono nata nella parte ricca della Terra e non ho diritto di lamentarmi (anche quando tutto sembra andare storto).


Chiara
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