La soprintendente: "Negli scavi di piazza Grimoldi trovati anche reperti romani"

Non finiscono mai le sorprese legate al cantiere di piazza Grimoldi. Questa sera, infatti, nella partecipatissima serata pubblica organizzata dal Comune di Como all'interno della chiesa di San Giacomo, è emersa l'ennesima novità...

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Non finiscono mai le sorprese legate al cantiere di piazza Grimoldi. Questa sera, infatti, nella partecipatissima serata pubblica organizzata dal Comune di Como all'interno della chiesa di San Giacomo, è emersa l'ennesima novità storico-archeologica. La soprintendente Nicoletta Cecchini e l'archeologo Marcello Cariboni hanno rivelato che nel corso degli scavi, oltre ai resti più antichi della chiesa stessa, sono emersi anche reperti di origine romana (due foto in alto). "La presenza romana è meno evidente rispetto agli altri ritrovamenti ma altrettanto importante - ha affermato Nicoletta Cecchini - Non abbiamo trovato tracce delle mura, ma nella zona dove è ricavato un ambiente tecnico abbiamo documentato sul fondo strati di macerie pertinenti a edifici di epoca romana. Sono stati rinvenute parti di pavimenti, parti di mosaico e di ceramiche risalenti al quarto-quinto secolo".

La stessa soprintendente, poi, ha spiegato al numeroso pubblico il motivo alla base delle decisione di ricoprire i resti della chiesa di San Giacomo: "Un intervento di conservazione per strutture comunque così degradate sarebbe risultato davvero molto oneroso - ha sottolineato - E anche l'ipotesi di una copertura in una zona così delicata di passaggio non sarebbe stata per nulla semplice. Non sarà toccato nulla, comunque, di quanto emerso. Anzi, verrà realizzato un rilievo fotografico tridimensionale che darà la sensazione di poter entrare nelle strutture ricostruite. Ci è sembrano un compromesso accettabile".

L'archeologo Marcello Cariboni ha poi spiegato come le murature emerse abbiano sorpreso per l'estrema superficialità, per poi illustrare come attorno e addossati ai reperti più antichi di San Giacomo siano state realizzate nei tempi opere di servizio per le botteghe rimaste nella zona fino all'inizio del Novecento. Documentata anche la presenza di pozzi e strutture fognarie. All'inizio dell'incontro pubblico sono intervenuti gli assessori Daniela Gerosa e Lorenzo Spallino, sottolineando entrambi la sinergia creatasi rapidamente tra l'amministrazione, la Soprintendenza, il progettista Stefano Seneca e l'impresa al lavoro ed evidenziando come l'obiettivo di Palazzo Cernezzi con il cantiere specifico e attraverso quelli che già interessano o interesseranno le altre piazze, sia "restituire alla città luoghi riqualificati che possano migliorare la qualità del vita dei suoi abitanti, che potranno rileggerli, viverli e riscoprirli". La chiusura è stata affidata al sindaco Mario Lucini che ha sottolineato "come sia bello che per progettare il futuro della città ci si debba basare sulla sua storia" e poi ha ipotizzato altri appuntamenti pubblici per seguire l'evoluzione dei lavori e le vicende dei ritrovamenti.

Lo storico dell'arte Alberto Rovi ha poi ripercorso la storia della chiesa e dell'intera zona racchiusa tra l'attuale San Giacomo, il Broletto e il Duomo, sottolineando come l'ipotesi emersa proprio durante gli scavi attuali che la chiesa avesse effettivamente due campanili non possa essere scartata sebbene non si possa nemmeno ritenere accertata e definitiva.

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Confermate dai progettisti, infine, le modifiche al progetto originario legate ai ritrovamenti, con il dimezzamento degli alberi, che passeranno da 8 a 4, la collocazione ai lati delle piante di corpi luminosi e la conferma delle fontane lineari tra piazza Duomo e la chiesa di San Giacomo. L'architetto Seneca ha annunciato che la pavimentazione che ricoprirà i reperti non sarà in calcestruzzo ma riprenderà la pavimentazione della zona dei primi del '900. "Dove sono venute meno le alberature - ha aggiunto - inseriremo elementi luminosi di arredo, che sono fusti verticali a richiamare gli alberi".

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