Cronaca

La falsa verità degli "scalpi" di Gilardoni e Ferro come simbolo di purezza ritrovata

Editoriale pubblicato originariamente il 1° aprile 2016 - C'è qualcosa che va oltre il significato meramente pratico delle dimissioni da direttore dei lavori per le paratie, nella lettera di Pietro Gilardoni. Si mischiano, al netto dell'assenza di...

Paratie, verdetto Anticorruzione. "Criticità su progetto originario e terza variante"

Come noto, quella di Pietro Gilardoni non è stata l'unica testa ad essere sacrificata sull'altare del lungolago: a rendere più spettrale la "chiesa" che ha celebrato il sacrificio, vi è anche quella di Antonio Ferro, dimissionario dal ruolo di responsabile unico del procedimento assunto già ai tempi della giunta Bruni. Un doppio tributo in parte certamente maturato nelle volontà e nei pensieri dei singoli interessati, in altra parte altrettanto certamente indotto forzosamente dalle mille pressioni interne ed esterne ai palazzi comaschi. Duplice scacco tra decisione e resa, che ora riporta vicino all'anno zero la pratica paratie. Ma tralasciamo per un attimo le domande più "facili" - chi verrà al loro posto? chi avrà il coraggio di assumere tali incarichi-trappola? quanto costerà economicamente e tecnicamente questo passaggio a vuoto? quanto peserà dietro le quinte l'ombra di Ferro e Gilardoni su chiunque verrà dopo di loro? - e analizziamo in manierà più cruda e ruvida gli accadimenti.

paratie-19feb16-4In un silenzio tombale della politica e dei media - persino l'opposizione ogni volta che è richiesta una riflessione che vada oltre il tombino, la protesta o il dileggio dell'avversario riesce sovente a balbettare banalità o a trincerarsi dietro slogan da pub - si diceva, nell'assenza di ogni analisi seria di quanto sta accadendo, la domanda "vera" che ci si dovrebbe porre è sostanzialmente un'altra: le due "vittime" - o corresponsabili del flop, se si vuole - Gilardoni e Ferro hanno lavorato alla terza perizia di variante completamente da soli, in assoluta autonomia, con pieni poteri decisionali, calibrando liberamente ogni aspetto e ogni direzione di quanto prodotto finora? Dobbiamo credere che due dirigenti, per quanto di peso, abbiano in questi anni dato vita a una Repubblica autonoma delle paratie tra gli uffici comunali, decidendo in proprio di ribaltare come un calzino il progetto precedente, di dar vita a una perizia-monstre, di seguire una strada che ha prodotto un rincaro dell'operazione per circa 8 milioni dal 2012 a oggi? Vogliamo accettare supinamente che sia da attribuire al tandem dimissionario la linea ispirativa delle modifiche fondate sul rischio crollo dei palazzi, sulla sorpresa geologica fatta a pezzi da Anac, sulla necessità di fermare completamente il cantiere dal dicembre 2012 a oggi con il contestuale rischio di penali per milioni di euro? Possiamo farlo, naturalmente. L'intera maggioranza politica lo fa, l'opposizione non si capisce se lo fa o ci è, giornali e tv lo fanno. Ma forse sarebbe ora di spingersi un po' più in là. E ammettere che in tutto il lavoro portato avanti negli ultimi 4 anni sulle paratie, l'impronta essenziale non è quella dei due dirigenti bensì quella del sindaco Mario Lucini.

Lucini-6feb16La sua linea politica e tecnica ha indirizzato la gestione del cantiere sul lungolago e delle progettazioni connesse nella direzione in cui è arrivata oggi. Al primo cittadino si deve l'impalcatura fondamentale della terza perizia di variante e sempre Lucini ha stabilito - semmai in pieno accordo con Ferro e Gilardoni, ma non certo prevaricato da loro - la strada maestra da seguire dal maggio 2012 all'aprile 2016. E se oggi il direttore lavori scelto direttamente dal sindaco 3 anni fa e il responsabile del procedimento confermato dal sindaco 4 anni fa devono o vogliono lasciare l'incarico, compiono un atto forse doveroso, inevitabile e parzialmente indotto ma che non può in alcun modo legittimare la tentazione di individuare unicamente nell'esposizione dei loro scalpi una sorta di purezza ritrovata, con la cacciata dei mercanti dal tempio. Il problema, fino a oggi, in attesa di una svolta che proprio in virtù di non esserci mai nascosti anche nelle valutazioni meno convenienti saremmo i primi ad accogliere con favore e riconoscimento, è semmai il Tempio stesso. Non i professionisti - che sono altra cosa dai mercanti - che vi stanno dentro. Perché se ora Ferro e Gilardoni lasciano il palcoscenico, la valutazione del loro lavoro e del loro peso nella vicenda paratie è davanti a due sole possibilità: o hanno sbagliato tutto e quanto realizzato va gettato nel cestino assieme alla linea politica che li ha ispirati e guidati; oppure - se nei prossimi mesi il progetto non venisse nuovamente ribaltato come un calzino - il loro sacrificio di piazza sarà stato più di apparenza che di sostanza. Dunque quando la prima ruspa tornerà a viaggiare sul lungolago sarà certamente un momento di giusta gratificazione per chi indosserà la fascia tricolore ma anche merito loro. Simul stabunt, simul cadent dicevano i latini. Insieme staranno, insieme cadranno.

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