"Io vado da Silvia". Il cuore dei comaschi in piazza Roma nel silenzio della politica

Mentre la logica della città disegnata con quattro righe su un foglio, e pazienza se quelle righe cancellano negozi e bar, procede come un panzer tedesco e non una sola voce si alza spontaneamente tra consiglieri comunali e assessori per...

Silvia che dà vita alla ceramica nel deserto: "Piazza Roma? Rischio di chiudere dopo 30 anni"

Mentre la logica della città disegnata con quattro righe su un foglio, e pazienza se quelle righe cancellano negozi e bar, procede come un panzer tedesco e non una sola voce si alza spontaneamente tra consiglieri comunali e assessori per commentare la situazione di piazza Roma, emerge - quasi come un contrappasso - la città che un cuore (se non una visione politica) ancora ce l'ha. Non è difficile notarla, basta seguire il fiume carsico delle reazioni all'annuncio di bandiera bianca di Silvia Giussani, costretta in gran parte dalla nuova Ztl monca di piazza Roma a chiudere il suo negozio "Idearte" dopo 35 anni. Era già capitato pochi metri più in là a Fabio il giovane imprenditore (qui il suo sogno spezzato), avevano già lanciato l'allarme Matteo e Fulvia, i baristi fidanzati della piazza poi sommersi da un'onda di affetto e vicinanza incredibili. Esiste un gruppo di cittadini che ha voluto prendere caffè e brioche in gruppo nel loro locale per testimoniare la solidarietà nella situazione difficile (ricordiamola: piazza Roma chiusa al traffico a settembre 2013, previa cancellazione di posti blu in favore di posti gialli, con riqualificazione non pronta prima di inizio 2016).

negozio-piazza-romaLa nota bella di questa sciagurata operazione - davanti agli occhi di tutti, ormai, come l'assurdo cantiere di viale Giulio Cesare: doveva durare 2 mesi, siamo al settimo - viene, come si diceva, dai cittadini. Quali? Basta seguire le tantissime condivisioni che ha ottenuto l'articolo con l'amara intervista a Silvia Giussani: su Twitter, su Facebook, su bacheche personali, su gruppi, campeggia la sua storia. Lì, troverete spesso questa frase: "Io vado da Silvia". Chi "per conoscerla e chiederle scusa", come dice Rosa, chi per annunciare che "vado martedì" come Sabrina, chi come Sara per aggiungere la propria testimonianza ("Ci vado pure io"), altri per ricordare quando andavano da Silvia a cuocere le ceramiche ("Sono stata tua cliente per tanti anni"), chi ne racconta "il talento eccezionale", chi semplicemente per chiedere "fino quando ci sei?". Naturalmente - e giustamente - c'è chi sottopone il problema della crisi generale concomitante, chi dubita che la sola forza bruta della Ztl possa aver determinato la chiusura del negozio, così come (qui invece, siamo all'eccesso evidente) non si contano sguaiati e terribili insulti a giunta e politici in genere. Ma qui vogliamo prendere solo la parte bella, come era già accaduto con Matteo e Fulvia. Il cuore dei comaschi che batte forte e scende in piazza per un aiuto o anche solo un gesto di vicinanza.

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