Strage di Erba, a Le Iene intervista a Olindo Romano: "Io e Rosa innocenti, ecco perchè ho confessato"

Per la prima volta parla in tv l'uomo condannato all'ergastolo insieme alla moglie: dal carcere la sua verità sulla confessione poi ritrattata

Un fotogramma dell'intervista di Olindo Romano a Le Iene di domenica 28 ottobre 2018

Parla per la prima volta in televisione Olindo Romano, condannato all'ergastolo insieme alla moglie Rosa Bazzi per la strage di Erba: una lunga intervista per professare l'innocenza propria e della moglie. E' andata in onda domenica 28 ottobre 2018 la sesta puntata dell'inchiesta della trasmissione Mediaset Le Iene dedicata alla strage di Erba. 

La iena Antonino Monteleone ha incontrato Romano in carcere dove sta scontando la pena definitiva per il massacro di Raffaella Castagna, del figlio e della madre di lei, il piccolo Youssef e Paola Galli, e della vicina di casa Valeria Cherubini, avvenuto nel dicembre 2006.

L'inchiesta era partita dai dubbi di Azouz Marzouk, marito di Raffaella e padre di Youssef, per poi analizzare la testimonianza dell’unico superstite della strage, Mario Frigerio, marito di Valeria Cherubini, che ha indicato Olindo come colpevole.

Tra le varie perplessità avanzate da Le Iene ci sono poi quelle sulla machia di sangue trovata sull'auto dei coniugi Romano e sul mistero delle intercettazioni telefoniche sparite.

Dal carcere Romano continua a professarsi innocenti: "Non siamo stati noi - ha dichiarato durante l'intervista, come riportato sul sito delle Iene- Forse ci hanno scambiati per quello che non eravamo, i fatti non coincidono con tutto quello che è successo, comprese quelle mezze confessioni, non sono stato io a uccidere quelle persone”, dice l'uomo, che prosegue: “Quando vieni accusato ingiustamente, poi ti guardi bene dal puntare il dito a qualcuno se non sei più che certo”, è per questo che dice di non volere fare nomi su chi possa avere commesso la strage.

I litigi condominiali

“Litigavamo con loro per le solite liti condominiali. Il motivo della prima era su una festa. Avevo la camera da letto sotto il soggiorno, andavano avanti fino alle quattro del mattino. E io mi dovevo svegliare alle cinque”, continua Romano. “Non ho mai visto spacciare, però il vai e vieni c'era. Ci arrivava di tutto. Si capiva che c'era qualcos'altro, oltre alle feste. Ammazzi uno perché non lo sopporti? Litigare sì”. Secondo Romano, gli assassini erano dei professionisti perchè non hanno lasciato in giro niente.

Il perchè della confessione

Alla domanda sul perchè i due coniugi abbiano confessato, e poi ritrattato, ha risposto: “Ci siamo ritrovati in un contesto che ci portava a quello. Ci siamo trovati da casa nostra al carcere, nel giro di un'ora e mezza. In carcere non sapevamo neanche perché eravamo lì. Aspettavo qualcuno che venisse a dirmi qualcosa. Dopo due giorni sono arrivati due carabinieri. Ci hanno detto che eravamo messi male, e in poche parole ci hanno prospettato una via d'uscita. Era il minore dei mali confessare, una cosa così. Il mio primo pensiero era riuscire a vedere mia moglie, perché da quando eravamo entrati in carcere non l'avevo più vista. Noi abbiamo cercato di resistere. Però ti dicono: se non confessi non vedi più tua moglie... Anche quello ha influito. E quando sono arrivati i magistrati io mia moglie l'ho vista. Io il mio scopo l'avevo raggiunto, ma loro il loro no. Hanno fatto leva sui nostri sentimenti. All'inizio ai magistrati che volevano farci confessare l'avevamo detto che non c'entravamo niente. Ma loro hanno continuato a insistere. E non so neanch'io come sia successo, ma è saltata fuori tutta questa storia”.

E a proposito dei dettagli che solo chi era stato sul luogo della strage poteva sapere, Romano ha detto a Le Iene: “Ce li hanno fatti vedere loro! I magistrati, ci coinvolgevano loro! E alcuni dettagli li abbiamo visti su un mucchio di fotografie degli omicidi che ci hanno messo sul tavolo. Avevamo ammesso la premeditazione per avvalorare la strategia difensiva decisa con l'avvocato precedente. Se tornassi al 2006 sicuramente non rifarei la confessione”.

Poi ha raccontato la nuova vita in carcere, dove si è iscritto a Biologia, passa mezza giornata in cucina e il resto a fare un po' di pulizie. Con la moglie si vedono per un'ora una volta al mese e parlano al telefono una volta a settimana.

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