Incidenti stradali

Matteo Colognesi, il comasco morto investito mentre camminava sull'autostrada svizzera

Aveva abitato a Sorico e lavorava in Ticino come impiegato

Matteo Colognesi

Matteo Colognesi, 36 anni, comasco. E' lui la vittima del terribile incidente avvenuto giovedì sera sull'autostrada svizzera nel territorio di Prato Leventina. La polizia cantonale sta cercando di ricostruire l'accaduto. Sebbene la dinamica sia stata quasi del tutto chiarita restano ancora numerose domande senza risposte. 

Colognesi stava camminando sulla corsia di sorpasso e non su quella di emergenza. Erano da poco passate le 20. L'uomo camminava verso sud quando la radio svizzera ha diramato la notizia di un uomo a piedi in autostrada. L'avviso radiofonico non è servito a evitare la tragedia. Alle 20.24 un'auto lo travolge e lo uccide.

Dove stava andando Matteo? Da dove veniva? Come era arrivato fin lì. La prima ipotesi, presto scartata, è che si trattasse di un camionista rimasto con il tir in panne. Poi si è cercato di capire se si trattasse di un automobilista in difficoltà, ma anche in questo non è stata trovata alcuna automobile ferma nelle vicinanze. Adesso si vagliano le immagini delle telecamere di sorveglianza che possano svelare il mistero su come Matteo Colognesi si trovasse lì, a piedi sull'autostrada. Fiorse qualcuno gli aveva dato un passaggio e lo aveva accompagnato nelle vicinanze.

Qualche ultriore elemento, forse, lo potrà fornire l'autopsia disposta dal magistrtato svizzero per capire in quali condizioni psico-fisiche potesse trovarsi Colognesi al momento dell'impatto.

Il comasco aveva abitato per anni ad Alzano Lombardo e a Ponte Nossa, in provincia di Bergamo. Aveva abitato anche a Sorico Poi si era trasferito in Svizzera dove lavorava come impiegato. Il padre era venuto a mancare da circa un anno. Tifoso dell'Atalanta, simpatizzante di destra, sembra che Matteo Colognesi avesse avuto una vita difficile, come si intuisce da un messaggio lasciato da sua zia su Facebook: 

Sei stato più delle apparenze, forse un fratello, forse un figlio. Una vita travagliata, una morte violenta. E ora tormento dentro, ripercorrendo la tua strada, con quell’amarezza malcelata di un errare continuo fatto di cadute, reclusione, delusione. Resti qui comunque con la mia anima malinconica, che riporta alla memoria il tuo “ciao Tata!”, cercando di nascondere il cuore a pezzi, fuggire l’immagine del tuo viso scavato di cicatrici, finito in frantumi. Voglio ricordare i tuoi occhi del colore del cielo terso di questi giorni in cui amo perdermi, perché la tua anima adesso è più leggera. Possa esserti lieve la terra, ora riposa in Pace. Ciao Matteo. Con Amore. La tua zia, Sara.

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