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La baita andata in fiamme a Tavernerio

La baita andata in fiamme a Tavernerio

Spenti gli incendi di Tavernerio e Veleso: il primo bilancio

Bruciati in totale 510 ettari di bosco in provincia di Como

Quinto giorno di lavoro a Tavernerio per spegnere l'incendio che da venerdì 27 ottobre 2017 sta devastando i boschi, con i canadair che continuano a sorvolare il paese. Tuttavia la situazione è in via di miglioramento e le fiamme non dovrebbero più destare preoccupazione. La Regione Lombardia fa sapere sia i boschi di Veleso che quelli di Tavernerio sono "in via di bonifica".

Incendio di Tavernerio

Il fronte delle fiamme si è allargato: dal nucleo di Tavernerio il fuoco si è spostato verso Albese sul lato destro e verso Ponzate sul lato sinistro. Alle spalle, il rogo si è esteso al Boletto, dove lunedì 30 ottobre è bruciato tutto il piano. Martedì 31 ottobre volontari e vigili del fuoco sono al lavoro per mettere in sicurezza il rifugio "Fabrizio": un lavoro incessante, se si pensa che sul Boletto sono rimasti a presidiare fino alle 3 di notte.
In fiamme anche una baita, fortunatamente disabitata al momento, nella valle di Tavernerio.

Sono andai distrutti circa 200 ettari di boschi di conifere. Al lavoro martedì due canadair (uno italiano e uno croato) e l'elicottero, insieme a squadre dei vigili del fuoco e soprattutto volontari: oltre a quelli del luogo, sono arrivati anche rinforzi dalle province di Monza e Brianza e da Lecco. Da venerdì sono al lavoro ogni giorno dalle 30 alle 50 persone, che si danno da fare per domare il rogo.
"La strategia - spiega il sindaco di Tavernerio Mirko Paulon - è quella di tenere controllata soprattutto la parte che dà verso il paese. La parte di Albese è la più esposta perchè ci sono diverse baite nel bosco, anche se tutte seconde case".

Finestre chiuse

Il sindaco martedì mattina ha emesso un avviso in cui si invita la cittadinanza a mantenere chiuse le finestre e a limitare il ricambio d’aria nelle abitazioni solo nei momenti in cui si percepisce una minore o scarsa presenza di fumo (in genere durante le ore più calde della giornata). Forte l'odore caratteristico di piante bruciate che si estende su Tavernerio e sui comuni limitrofi, avvertito, a causa del vento, fino a Como. 
Il comune ha chiesto, inoltre, agli uffici dell’Arpa di Como di monitorare la qualità dell’aria, al fine di garantire la tutela della salute della popolazione. In fumo, finora, 250 ettari di bosco, "Tutti i boschi del territorio di Tavernerio sono bruciati"- commenta amaro il sindaco.
E il sindaco e il comune sono in prima linea, sia per aiutare fisicamente i volontari nel presidiare il fronte dell'incendio sia per dare supporto logistico, accompagnando le squadre in arrivo da fuori provincia che non conoscono i luoghi e fornendo viveri e acqua a chi è impegnato nei boschi.

L'incendio di Veleso

Se a Tavernerio l'emergenza è in via di risoluzione, a Veleso il territorio continua a bruciare: le fiamme continuano ad ardere. A Veleso l'incendio è divampato domenica 29 ottobre 2017, costringendo a evacuare 26 persone dalle case. Portati in salvo con l'elicottero anche un gruppo di escursionisti, tra cui un bambino, che non riuscivano più a scendere a valle a causa dell'incendio. A rischio non solo le persone: è infatti stata evacuata anche una stalla e sono in pericolo molte arnie. L'incendio si sta affievolendo nella parte alta ma resta elevato il grado di allerta. Anche per quanto riguarda Veleso il bialncio dei danni parla di circa 260 ettari di bosco andati in fumo. 

La nota della CGIL

Sugli incendi che da domenica devastano centinaia di ettari di territorio nei comuni di Veleso e Tavernerio è intervenuta anche la CGIL invitando a una riflessione sulla tutela dei boschi delle nostre montagne.

"Lo spopolamento e l’incuria - si legge- richiamano sia processi antropologici sia chiare responsabilità politiche. I continui tagli al servizio pubblico, costanti negli ultimi quindici anni, si accompagnano alle disastrose politiche di riforma dei governi Renzi e Gentiloni. Sotto accusa sono lo smantellamento del Corpo forestale dello Stato, contenuto nei provvedimenti Madia sul pubblico impiego, e le norme contenute nella Del Rio che hanno svuotato di funzioni le province italiane. Gli effetti sono immediatamente percepibili anche sul territorio lariano, particolarmente esposto alle emergenze ambientali.
Il Corpo forestale è stato militarizzato - continuano i sindacati- trasferendo gli operativi ai Carabinieri e in misura residuale ai Vigili del fuoco. Migliaia di uomini, formati per il presidio e la prevenzione degli incendi, sono distratti oggi su altre mansioni. Nel Lario, inoltre, a causa del trasferimento della funzione di caccia e pesca alla Regione, rimbalzata di nuovo alla Provincia tramite convenzione, si è dimezzato numericamente il servizio della polizia provinciale (i guardiacaccia). Intere aree boschive, che fino a ieri vedevano il presidio costante di forestali e provinciali, sono oggi deserte. Impossibile quindi svolgere compiti di prevenzione, di contrasto agli eco-reati, di tutela della flora e della fauna. Le forze sindacali e ambientali denunciano ormai da anni la situazione di acclarato degrado. Il cambiamento climatico non fa che peggiorare la situazione. Gli ultimi accadimenti, la frana in Val Bondasca e gli incendi di questi giorni dicono di una provincia gravemente offesa, e di una miopia della politica. Urge - conclude la nota- un ripensamento immediato delle politiche ambientali e dell’intervento pubblico, lo chiediamo con forza insieme a tutte le forze della società civile".

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