Incendi dolosi e Carate Urio e Garzeno: condannati un cacciatore e due allevatori

Avevano appiccato i roghi per poter cacciare meglio e allevare capre

Foto di repertorio

Si sono conclusi nelle scorse settimane i processi a carico di tre uomini accusati di avere appiccato volontariamente due incendi nell'aprile del 2018. Nel primo caso, il processo per l'incendio di Carate Urio, ha visto la condanna di un cacciatore del posto che aveva deciso di mandare a fuoco un terreno di circa 1 ettaro adibito a pascolo cespugliato con giunestre e altre piante. Nel corso del processo è emerso che le motivazioni del gesto fossero connesse con la sua attività di cacciatore e che lo scopo dell’azione fosse quello di ripulire l’area interessata da arbusti, ginestre e cespugli al fine di esercitare in maniera più agevole la propria attività venatoria. Il responsabile, un uomo della zona che è stato condannato, a seguito di giudizio abbreviato, a 2 anni e 8 mesi di reclusione oltre al pagamento delle spese processuali.

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Nel secondo caso, il processo per l'incendio di Garzeno appiccato nello stesso mese di aprile 2018, sono state condannate due persone, padre e figlio, sempre a seguito di giudizio abbreviato, a 2 anni di reclusione oltre al pagamento delle spese processuali. In questo caso gli incendi venivano appiccati con l’ausilio di inneschi incendiari realizzati attraverso l’utilizzo di comuni candele bianche in cera. In questa maniera i responsabili dei roghi avevano la possibilità di allontanarsi dalla zona degli eventi in tutta tranquillità prima che si innescasse la combustione. In particolare i due sono stati ritenuti responsabili di un incendio boschivo avvenuto il 27 aprile 2018. In questo caso è stato ritenuto che le motivazioni dei gesti fossero correlate allo svolgimento della loro attività di allevatori di capre, e che l’intento fosse quello di utilizzare il fuoco per procedere alla ripulitura dei pascoli dalla vegetazione spontanea che cresceva nei loro terreni.

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