Tetti e canne fumarie in fiamme, ecco come prevenire gli incendi

I consigli dei vigili del fuoco per evitare rischi

Tetto in fiamme a Bizzarone

Sei casi di incendi tra Como e provincia in meno di 15 giorni: parliamo di tetti e canne fumarie che tra la fine di febbraio e le prime due settimane di marzo 2018 hanno fatto registrare numerosi interventi dei vigili del fuoco per domare le fiamme: Rodero, Cremnago di Inverigo, Bizzarone, Civiglio, solo per citare i più recenti. In alcuni casi i danni sono stati limitati, in altri decisamente più importanti come successo a Mozzate lo scorso 28 febbraio quando sono andati letteralmente in fumo 150 metri quadrati di superficie.

Ma da cosa dipendono questi incendi? Abbiamo cercato di fare chiarezza con i vigili del fuoco.

"Senza entrare nello specifico dei singoli episodi - spiega Enrico Ricciardi, ingegnere funzionario dei vigili del fuoco del comando di via Valleggio a Como - gli incendi a tetti e canne fumarie sono quasi sempre attribuibili a una scarsa manutenzione. Esiste una normativa ben precisa, che è la UNI 10683, che fornisce una serie di obblighi e di prescrizioni che consentono, se rispettati, di abbassare notevolmente il rischio".

La manutenzione

"Per i camini - spiega l'ingegner Ricciardi - la legge dice che andrebbero puliti ogni 40 quintali di legna bruciata, mentre per le stufe a pellet ogni 20 quintali. Diciamo che sarebbe buona norma, per semplificare, fare la manutenzione una volta all'anno affidandosi a ditte che forniscono personale specializzato. Al termine della manutenzione l'azienda deve rilasciare un certificato che indichi che tutto è a norma, un po' come succede con la manutenzione della caldaia. Un documento fondamentale - precisa Ricciardi- per avere un rimborso dall'assicurazione in caso di incendi".

I rischi

Quello che si rischia non facendo la pulizia è che a lungo andare nella canna fumaria si accumulino cenere e altri residui di combustione che ostruiscono la canna. "Questi residui - spiegano ancora i vigili del fuoco- in parte sono già bruciati, in parte no e sono dette braci covanti. Solitamente si stratificano soffocandosi l'uno con l'altro. In particolari condizioni, però, ad esempio con un'immissione di ossigeno in quantità importante, questi residui non combusti possono riattivarsi e prendere fuoco". Da qui le fiamme e gli incendi che, se non vengono presi in tempo dai pompieri, possono estendersi al tetto con rischi anche gravi per gli abitanti della casa e danni economici. 
"E' bene precisare - conclude Ricciardi- che quando parliamo di canne fumarie ci riferiamo a stufe e camini. Per le abitazioni alimentate con caldaie a metano i rischi sono diversi e legati principalmente alle intossicazioni da monossido di carbonio: anche in quel caso per prevenire bisogna fare una regolare manutenzione".

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