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"In Ticino e ovunque": Rachid Nekkaz, il miliardario che paga le multe alla donne in burqa

Arrivato stamattina a Locarno elegante e sorridente, Rachid Nekkaz, l'imprenditore e politico nato in Francia da genitori algerini salito alla ribalta durante le Presidenziali francesi del 2007 e candidato a quelle algerine nel 2014, ha ribadito...

Arrivato stamattina a Locarno elegante e sorridente, Rachid Nekkaz, l'imprenditore e politico nato in Francia da genitori algerini salito alla ribalta durante le Presidenziali francesi del 2007 e candidato a quelle algerine nel 2014, ha ribadito anche in Svizzera il suo intento, perseguito materialmente già da anni. Ossia pagare, come già avvenuto in centinaia di casi in Francia, Belgio e Olanda, le multe comminate dalle forze dell'ordine alle donne coperte con il burqa o il niqab. Una sorta di "missione", quella di Nekkaz, che in Ticino punta a contrastare, grazie al milione di euro accantonato all'uopo nella sua associazione "Non toccare la mia Costituzione", la legge da poco approvata dal Gran Consiglio svizzero (a seguito di referendum popolare) che - una volta entrata in vigore, ad aprile 2016 - renderà ufficialmente vietata la copertura del volto nei luoghi pubblici a pena di pesanti sanzioni.

burqaIl motivo per cui l'imprenditore franco-algerino è disposto ad aprire il proprio ricchissimo portafoglio in soccorso delle donne islamiche multate? Lo ha spiegato lui stesso nella conferenza stampa ufficiale tenuta stamane in Ticino sull'argomento: "Pur essendo contrario, in assoluto, alla copertura del volto, imporre per legge il divieto è una violazione della libertà individuale inaccettabile". A corollario della sua posizione di principio, l'imprenditore ha anche ribadito la volontà di ricorrere alla Corte europea dei diritti dell'Uomo di Strasburgo. Accadrà in un un momento preciso, ossia quando "una multa arriverà a 10mila franchi svizzeri". Cosa non impossibile viste le cifre applicabili oltreconfine (da un minimo di 100 franchi a 10mila, appunto). Da notare, infine, che, per rendere ancora più "visibile" la sua protesta, Nekkaz si è presentato alla conferenza stampa accompagnato da una giovane donna svizzera di nome Illy con il volto coperto dal niqab.

Maroni-ponte-generazionaleTutto questo, dunque, a pochi chilometri dal confine con la Lombardia dove proprio oggi la giunta regionale guidata dal leghista Roberto Maroni ha modificato il regolamento di accesso alle strutture regionali e agli ospedali vietando espressamente l'ingresso a chi si presenta (in generale) con il volto coperto, che potrà essere respinto. I dirigenti delle strutture hanno fino al 31 dicembre per adeguarsi. Le donne che indossano hijab, khimar e chador, indumenti che non coprono il volto, potranno continuare a entrare.

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