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Il soprintendente, quei ridicoli cartelli "Palazzo Terragni" e il fare di ogni facciata un Fascio

Evidentemente la mattinata dedicata ieri da Fratelli d'Italia al Monumento ai Caduti e alla deprimente situazione dell'area attorno allo stadio aveva nel destino il paradosso. Da un lato, come abbiamo già scritto qui, perché all'interno dello...

Evidentemente la mattinata dedicata ieri da Fratelli d'Italia al Monumento ai Caduti e alla deprimente situazione dell'area attorno allo stadio aveva nel destino il paradosso. Da un lato, come abbiamo già scritto qui, perché all'interno dello Yacht Club si vagheggiava un recupero architettonico e ambientale della cittadella sportiva e razionalista proprio in uno dei sabati in cui il semidio pallone l'aveva interamente blindata tra blocchi di calcestruzzo, recinzioni metalliche, divieti di sosta e rimozioni.

Dall'altro perché a poche ore di distanza dalla "fatidica" accensione delle luci della Città dei Balocchi, l'ex soprintendente ai Beni architettonici della Lombardia, Alberto Artioli, tra i relatori della giornata, ha rivendicato la sua battaglia per la giusta denominazione della ex Casa del Fascio.

sdr "Fino a una ventina d'anni fa non esisteva ancora la sensibilità attuale, basti pensare che al primo incontro con l'allora comandante della Guardia di Finanza, in cui chiesi particolare attenzione a eventuali interventi di manutenzione, mi venne risposto che il Duomo era un monumento, non la Casa del Fascio - ha raccontato - Inoltre permaneva ancora una damnatio memoriae sulla corretta denominazione dell'edificio di Terragni. Per alcuni aspetti storici e per l'eco della guerra, sebbene già lontano, si poteva ancora capire. Eppure, a un certo punto, mi sembrò giusto chiedere di togliere quei ridicoli cartelli che indicavano l'opera con l'inesistente dicitura "Palazzo Terragni", che non aveva alcun senso, per ripristinare i cartelli indicanti la ex Casa del Fascio. Ricordo nitidiamente che ebbi grossi problemi, molte critiche e persino l'Anpi si schierò contro. Alla fine, però, la segnaletica venne cambiata come giusto che fosse". Aneddoto curioso, che - ecco il secondo paradosso di ieri mattina - fa stridere non poco il rigore storico-filologico dell'ex soprintendente amante del Razionalismo comasco se accostato all'effetto 2015-2016 delle proiezioni luminose sulla facciata dell'edificio per la Città dei Balocchi. Enormi palle natalizie e un disneyano villaggio alpino sepolto dalla neve (ne ha parlato senza mezzi termini Maurizio Pratelli in questo articolo) non sembrano davvero aver accarezzato la storia e il senso stesso del capolavoro di Terragni con la passione di Artioli.

Ma si sa, a Como è da sempre più facile fare di ogni facciata un fascio che salvare l'ex Casa del Fascio.

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